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Cassandra. Le donne nel mito, la profetessa violata

“Da che commisi questa colpa, non persuadevo alcuno di nulla” [Agamennone, Eschilo, vv1212-15, tra. R. Cantarella]

Nel mito di Cassandra si intrecciano due percorsi tragici, il dramma delle troiane, che avviene all’ interno della comunità, ed il dramma personale della profetessa resa schiava da Agamennone e vittima di Clitemnestra. Omero cita solamente due volte il nome di Cassandra nell’ Iliade, non accennando mai direttamente al suo dono della preveggenza.“Cassandra, senza voti nuziali.”. [Iliade, Omero, libro III vv 366, traduzione G.Cerri]

“Ma Cassandra, bella come Afrodite d’ oro,

salita sulla rocca di Pergamo, vide suo padre

ritto sul carro, insieme all’ araldo banditore;

vide lui sopra i muli, composto nella bara;

ruppe allora in lamenti e lanciava il grido all’ intera città:

‘Venite a vedere Ettore, Troiani e Troiane, se mai godevate 

Di lui quand’ era vivo e tornava dalla battaglia,

perchè era una grande gioia per la città e per il popolo tutto!’”

[Iliade,Omero, libro XXIV vv 699-706, traduzione G.Cerri]

Ella incinta il popolo, dall’ alto delle mura, ad accogliere il corpo del fratello, finalmente, riscattato dal padre presso di Achille, colui che ha reciso il filo vitale di Ettore. Nell’ Odissea viene narrata, per bocca dell’ anima di Agamennone, la morte della profetessa.

“Sentii il grido doloroso della figlia di Priamo,

Cassandra: su di me Clitennestra esperta di inganni

La uccise.”

[Odissea, Omero, libro XI, vv 421-422]

E’ probabile che la capacità profetica di Cassandra sia stata inserita nel mito in era post omerica, poichè mai questa viene citata direttamente. 

La tragedia, invece, sfrutterà e sottilinerà spesso il suo dono.

Nell’ “Agamennone”, tragedia di Eschilo, Cassandra soffre per il dolore di sapere che nessuno le crederà mai, nonostante la veridicit’ dei suoi vaticini. E’ un peso incredibile che porta con la dignità propria del suo rango, consapevole che il suo dono altro non è che una condanna.

“Apollo, Apollo, dio delle strade

Distruttore mio,

per la seconda volta a fondo mi hai distrutta.”

[Agamennone, Eschilo, vv 1081-82, traduzione R. Cantarella]

Per enfatizzare questi versi, Eschilo usa un gioco etimologico riconducendo il nome del dio con il verbo ‘apollumi’, cioè distruggere. A Cassandra non è stata solo distrutta la sua dimensione esterna, bruciata Ilio e uccisa la sua famiglia, presto lei sarà privata della sua stessa vita, ed anche se parlasse nessuno le crederebbe. Ed è proprio a ferirla più di tutto.

Cassandra però non è solamente vittima di questo destino, Apollo è un nemico che la punisce, poichè ella si ribellò e si negò al dio.

“Ecco io saluto le porte dell’ Ade: e prego di ricevere

Colpo mortale, perchè senza sussulti, mentre in placida

Morte fluisce il sangue, io chiuda gli occhi.”.

[Agamennone, Eschilo, vv 1290-93, traduzione R. Cantarella]

Mentre ella varca la soglia della reggia di Agamennone le viene profetizzato il suo drammatico futuro. Si augura una morte dolce, consapevole di andare incontro all’ altare sacrificale, priva di colpe, se non quella di possedere un dono, in quel momento, inutile.

Il coro della tragedia capisce subito che Cassandra è una donna saggia e sofferente.

“O donna molto sventurata invero e pur sapiente assai,

molto ti allungasti. Ma se veramente conosci il tuo destino, perchè, a guida di giovenca, spinta da un dio,

arditamente muovi verso l’ altare?”

[Agamennone, Eschilo, vv 1295-99, traduzione R. Cantarella]

La parola saggia di Cassandra non verrà mai creduta da nessuno, il che farà si che questa non sia più parola veritiera, quindi priva della capacità di convincere, pregio inestimabile per gli abitanti della polis greca. Ciò porterà la profetessa ad un totale isolamento, chiusa nel sapere cosa l’ attende. Ella è  la figura antitetica di Clitennestra, esperta di inganni, il cui discorso convincente e menzognero ha potere sugli altri. Cassandra è quindi simbolo del discorso pubblico prima rifiutato e poi riconosciuto come veritiero.

Nella tragedia di Euripide, le “Troiane”, il rapporto tra la fanciulla ed Apollo è completamente differente. Il dio la protegge e tutta l’ ira della profetessa è concentrata su Agamennone, il quale è invaso da un insano desiderio carnale nei confronti della fanciulla. Cassandra è vittima di uomini senza pudore, tracotanti, che non rispettano la sacerdotessa nel tempio, peccando così di hybris.

Agamennone pagherà per aver preso come concubina una vergine, votata al matrimonio con il dio, e allo stesso modo pagherà Aiace, che per quanto viene inteso, riesce a violentare Cassandra, nel tempio di Atena venendo così meno al diritto di di asilo. Il rapimento e l’ oltraggio saranno fatali, sia per Agamennone che per Aiace, proprio come lo fu il ratto di Elena per tutti i troiani.

La veggenza non creduta della profetessa ha ispirato, con il nome di ‘sindrome di Cassandra’, una patologia che porta a formulare, sistematicamente, previsioni avverse circa il proprio o l’ altrui futuro. La figura tragica della principessa troiana si muove sul confine che separa gli uomini dagli dei.

Ella stessa è rappresentativo di un ossimoro: è vittima e vendicatrice, nell’ accettazione e nella ribellione, nelle verità e nell’ inganno, nell’ appartenenza e nell’ emarginazione. Cassandra è dunque una figura paradigmatica, poichè racchiude in sè, e nella sua sorte, tutte le voci femminili della tragedia greca.

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