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In ricordo di Nino Manfredi

Dieci anni fa moriva il grande attore, eventi in Italia e all’estero

 

“Felicità e contentezza per quello che vogliono veramente significare, occorre faticarsele, disputarsele, conquistarsele giorno per giorno, con una persona a fianco che conosca il significato della parola amore”

 

MILANO – E’ uno dei mostri sacri della commedia all’italiana. Ha vinto quattro volte il David di Donatello come miglior attore. Si è aggiudicato cinque Nastri d’Argento. Ha lavorato con i più grandi registi italiani come Vittorio De Sica, Franco Zeffirelli, Carlo Lizzani, Nanni Loy, Ettore Scola, Luigi Comencini, Luigi Zampa, Dino Risi, Lina Wertmuller e Gigi Magni. Stiamo parlando di Nino Manfredi, un artista sincero, profondo, straordinario sia sul registro comico che su quello drammatico. Le sue interpretazioni in “C’eravamo tanto amati”, “Il giocattolo”, “Brutti, sporchi e cattivi”, “Pane e cioccolata”, “Per grazia ricevuta” e “Nell’anno del Signore”, sono memorabili, indimenticabili e fanno di lui uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi. E’ stato anche sceneggiatore e regista di tre film. In televisione ebbe uno straordinario successo con lo sceneggiato “Le avventure di Pinocchio” di Luigi Comencini.

Per ricordare l’immenso talento e la grande umanità di Nino Manfredo il mondo del cinema ha organizzato una serie di eventi sia in Italia che all’estero. E’ infatti un calendario ricco di eventi per omaggiare Nino Manfredi a dieci anni dalla morte. E’ stata presentata in Campidoglio, alla presenza della moglie dell’attore, Erminia, la manifestazione “Nino!”, organizzata da Dalia Events, Onni e con il sostegno della famiglia, che prenderà il via con la proiezione di “Pane e cioccolata”, in occasione dei 40 anni dalla sua realizzazione, il 9 maggio al Linwood Dunn Theater di Los Angeles. Dal 12 al 16 maggio, inoltre, l’Istituto Italiano di Cultura della città californiana ospiterà una retrospettiva dedicata all’attore. In Italia, il 7 giugno a Roma sarà di scena il concerto del maestro Roberto Gatto, all’Auditorium della Conciliazione, che arrangerà le musiche più celebri dei film di Manfredi con la collaborazione sul palco di Edoardo Leo. Il 14 giugno a Castro dei Volsci, paese natale di Nino Manfredi, verrà allestita una proiezione del film “Per grazia ricevuta”. Nel piccolo comune sarà anche inaugurata una mostra permanente alla Torre dell’orologio.

E ancora: tra giugno e luglio, durante la rassegna “Sotto le stelle del cinema” di Bologna, verrà ospitata una retrospettiva cinematografica su Manfredi. In autunno, sempre nel capoluogo emiliano, la mostra verrà allestita in formato ridotto.

A settembre sarà la volta di Venezia. Durante la 71esima Mostra Internazionale del Cinema, nella sezione “Venezia classici”, sarà proiettata la versione restaurata dell’episodio “L’avventura di un soldato”, tratto dal film del 1962 “L’amore difficile”. La pellicola è la prima regia di Manfredi che adattò un testo di Italo Calvino.

Infine, in autunno, una serie di eventi culturali a Roma e all’estero comprenderanno una mostra multimediale con l’esposizione di circa 140 stampe che raccontano la vita dell’attore, e la messa in scena di un testo inedito di Manfredi che verrà diretto da Alessandro Benvenuti. La manifestazione farà quindi tappa a New York e terminerà a Parigi con un evento in programma dal 26 al 30 novembre.

All’evento in Campidoglio, assieme alla moglie Erminia, presenti tanti altri amici e colleghi di Mandfredi, tra cui Pippo Baudo, Alessandro Benvenuti, Pamela Villoresi, Massimo Ghini e Leo Gullotta.

“’E’ presente. Finché avrò vita sarà presente. E’ uno storico del cinema, ha lasciato dei grandi insegnamenti – dice commossa Erminia Manfredi, a margine dell’evento – su come essere attore e regista, conosceva tutte le discipline di questo mestiere. Gli artisti sono immortali, nella loro immortalità devono essere guida e maestri dei giovani”. Mentre per Pippo Baudo, Manfredi “era generoso, artisticamente sempre disposto al nuovo, a sperimentarsi. E – scherza il presentatore – un po’ tirchio, diciamo la verità”. “Da lui abbiamo imparato – racconta il regista Alessandro Benvenuti – tecniche e un modo di lavorare. Quando un artista lascia dietro di sé materia viva, l’artista ha un valore. Ho molte cose in comune con lui, come la pignoleria, un atteggiamento mentale che è sinonimo di crescita, di non accontentarsi mai. Ho un ricordo bello”. Un ricordo commosso anche quello di Leo Gullotta: “E’ sempre nel mio cuore. Una persona sempre molto attenta ai temi sociali e non solo sul lavoro. Il ricordo è un fatto importante in un paese dove, chissà perché, la memoria sfugge sempre con molta molta fretta. Era un amico, soprattutto un amico. Ho fatto tante cose con lui – continua Gullotta – era sempre una lezione professionale. E poi nella vita era sempre pronto al sorriso, si metteva in discussione”.

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