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Teatro dei conciatori. “L’incredibile caso di Beniamino Todisco”

 

Sul palco un talento di sedici anni 

ROMA – 

Ha solo 16 anni ma se pensiamo che è esattamente il doppio di quando ha iniziato la sua carriera di attore non sorprenderà sapere che, dopo innumerevoli fiction televisive e fortunati incontri sul palco con la praticamente “spalla” Enrico Brignano, si dedica ora a difficoltose sperimentazioni di prosa impegnata. Parliamo ovviamente di Marco Todisco, il giovanissimo talento la cui vis comunicativa offusca ogni possibile ansia adrenalinica di fronte a un monologo che per oltre un’ora lo vede raccontare il passato, presente e futuro di un personaggio impossibile, esattamente come quello scaturito nel 1922 dalla penna di Scott Fitzgerald, The Curious Case of Benjamin Button. Ma stavolta il testo – quello presentato sul palco del Teatro Conciatori di Roma e presto in tour nazionale – è davvero costruito a misura del suo protagonista teatrale, vuoi condito da sagace autoironia, vuoi giocato millimetricamente sui corsi e ricorsi della storia intrecciati all’età a ritroso del personaggio auto-affabulatore.

Beniamino, come il più famoso Benjamin Button, sostiene di essere nato vecchio ma, immediatamente consapevole, ci racconta della Roma della guerra, delle case di tolleranza, della borsa nera e soprattutto degli anni del boom. Ci coinvolge in un discorso politico riportandoci a quando gli italiani si accaloravano nelle appartenenze di destra e di sinistra, ma soprattutto ci commuove con la sua toccante storia d’amore con una donna anch’essa vittima di una stranissima metamorfosi. E mentre racconta, il giovane Marco rivive, beffeggia, si immedesima, si aliena, traspare, scompare, partecipa e fa partecipare il suo silenzioso interlocutore in sala che, spiazzato dalla polimerica ritmicità dell’attore-autore, si domanda quale sia il confine tra incarnamento stanislaviskiano e straniamento brechtiano, in pratica quale tecnica abbia utilizzato un ragazzo nel pieno della propria “teen age” per amalgamare, tra sintomatiche cadenze verbali vocali e gestualità calibrate di mimica e prossemica, due metodi così antitetici anche se entrambi onnipresenti in tutta la rappresentazione. Una riflessione che scaturisce tuttavia nella mente del fruitore solo a spettacolo concluso, affannando invece le emozioni e l’attenzione, nel mentre della “sacrale” rappresentazione, alla concentratio dei respiri, del godimento della storia e della sorprendente simbiosi tra l’interprete ed il suo demiurgo dietro le quinte, il quale riesce a mettergli in bocca minuziose provocazioni storiche, tanto dirette quanto dettagliate e, conoscendo la maniacale ossessione di Ammendola per la ricerca e ricostruzione filologica del passato, senz’altro veritiere.

 

Un gioco teatrale farcito anche di un finale a sorpresa che, con l’entrata in scena di Giorgio Gobbi (l’indimenticato Ricciotto del ‘Marchese del Grillo’), rimescola le carte, allentando tensione – se malinconico dramma si era generato dall’intensità interpretativa del giovane-vecchio – o rinforzando il beffardo nonsense degli avvenimenti narrati. Fatto sta che lo zampino comico-drammaturgico tipico dello stile ammendoliano, che entra ed esce in continuazione dai pori interpretativi di Todisco, si respira tutto, ma forse stavolta – più che mai – filtrato dalla cronometrica precisione di un ex bambino, non ancora uomo, che ha ancora voglia di imparare ma che già nel suo essere interprete, si è dimostrato ideale partitura orchestrale per i prossimi direttori a venire.

Marco Todisco 

in

L’incredibile caso di Beniamino Todisco

Dopo il Teatro dei Conciatori a Roma, sarà  in tournée

scritto e diretto da PINO AMMENDOLA

con l’amichevole partecipazione di GIORGIO GOBBI

 

 

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