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Libri. Arte e potere. Il mondo salverà la bellezza?

ROMA – «In ogni epoca storica l’arte, nelle sue mutevoli forme, ha avuto a che fare con il potere, rimanendone in misura variabile condizionata». Con questa affermazione il critico d’arte Roberto Gramiccia introduce ai lettori la riflessione del suo ultimo libro, Arte e Potere. Il mondo salverà la bellezza?, pubblicato dalla casa editrice Ediesse, scritto con la collaborazione di Diana Cardaci, con la prefazione di Alberto Burgio e la postfazione di Claudio Strinati. Il testo parte da un assunto semplice e diretto: l’arte ha sempre avuto a che fare con il potere. Un legame indissolubile insito nella storia dell’uomo, del lavoro e delle classi sociali.

Il saggio, scrive Claudio Strinati, «ha l’ambizione di tracciare un panorama ampio ed esaustivo della situazione attuale dell’arte. Il proposito è ambiziosissimo ma l’autore ha alle spalle una solida attività di critico militante che gli permette di spostarsi adesso sul piano dell’estetica generale e della sociologia, per tentare di definire un quadro organico di un universo culturale immenso e variegato, senza venir meno alla coerenza della sua parabola ricca di contributi veramente significativi e validi».

Grammiccia racconta con piglio deciso il cosiddetto sistema dell’arte, descrivendo come i rapporti di potere abbiano sempre influenzato l’attività artistica. Un’influenza che, col passare degli anni, risulta sempre più condizionante e negativa. E con intelletto vivo, l’autore analizza le trasformazioni che questi rapporti hanno subito nel corso dei secoli, fino all’attuale dominio del capitalismo finanziario globalizzato, che ha tolto all’arte la sua essenza più pura, la sua bellezza, trasformandola in merce di scambio.

«L’arte – scrive Gramiccia – si è ficcata in un vicolo cieco che, isolandola dalla realtà pulsante di un pluricentenario discorso sul bello e sul vero, l’ha consegnata alla cronaca misera e triste del business. Ciò che dico corrisponde ovviamente e fortunatamente a una linea di tendenza forte, anzi perentoria, che non esclude esempi in controtendenza.

Ma su questo non c’è da farsi troppe illusioni. Ancora oggi resistono artisti connessi con la storia e non immersi esclusivamente nella povera, asfittica cronaca dei nostri giorni. Ma sono pochi. Sono sempre di meno. Una specie in via di estinzione sul palcoscenico internazionale. E non è proteggendoli come le foche monache che salveremo l’arte. La salveremo solo cominciando col capire le ragioni che hanno portato a questo, armandoci di una rabbia trasformatrice».

Will Delvoye, Jeff Koons, Damien Hirst, Maurizio Cattelan, ma anche Marcel Ducham, sono soltanto alcuni esempi che, inseriti in un meccanismo commerciale, hanno portato al decadimento dell’arte. Forse addirittura alla sua morte. «L’arte, insomma, – scrive con passione partigiana l’autore – va salvaguardata per difendere una prospettiva di liberazione, senza pretendere di farne uno strumento ma trattandola alla stregua di un fine. Così facendo si prefigura quell’umanesimo integrale capace di armare ogni grande e ambiziosa trasformazione. Se questo accadrà i rapporti fra arte e potere cambieranno. Perché il potere, inteso come esercizio del dominio dei pochi nei confronti dei molti, progressivamente tenderà ad estinguersi e l’arte potrà tornare a sprigionare tutta la sua forza liberatrice. La stessa che oggi rischia di spegnersi».

L’eventoMartedì 9 dicembre, alle ore 18, nella sala del Cinema del Macro di Roma (via Nizza 138), Roberto Gramiccia presenterà al pubblico Arte e Potere. Il mondo dalverà la bellezza?. Con l’autore, intervengono anche Alberto Dambruso, critico d’arte, Simone Oggionni, Sinistra Lavoro, Massimiliano Smeriglio, Vicepresidente della Regione Lazio, Claudio Strinati, storico dell’arte e Vincenzo Vita, giornalista.

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