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Pensioni. Bocciato il blocco della rivalutazione. Fornero si chiama fuori

ROMA – La Corte Costituzionale ha bocciato oggi il blocco delle pensioni legate all’aumento dell’inflazione. Una disposizione, incostituzionale secondo la Corte, introdotta nel 2011 dal governo Monti col  decreto Salva-Italia.  

Un vero e proprio schiaffo per l’ex ministro Elsa Fornero e una bella gatta da pelare per l’Esecutivo che ora dovrà rivedere i conti dell’Inps che si trova un buco dal valore di 5 miliardi di euro.

Fu proprio il governo Monti, infatti, a bloccare gli aumenti di tutte quelle pensioni che superavano di tre volte il minimo Inps per gli anni 2012 e 2013. Tuttavia per la Corte quel blocco è incostituzionale. Infatti i giudici scrivono: «l’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio».  

L’ex ministro del lavoro, dal canto suo, si chiama fuori e addirittura prende le distanze.  Il blocco della perequazione per le pensioni oltre tre volte il minimo “non fu scelta mia”, dice  Elsa Fornero ricordando che fu una decisione  di tutto il Governo presa per fare risparmi in tempi brevi. “Vengo rimproverata per molte cose – dice ma quella non fu una scelta mia, fu la cosa che mi costò di più”.

Nel frattempo gioiscono i sindacati. “Dopo la vicenda degli esodati un altro clamoroso colpo alla legge Fornero: la sentenza della Corte Costituzionale conferma che la cosiddetta riforma non sta in piedi e che le norme vigenti vanno cambiate”. Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, commenta la sentenza con cui oggi la Consulta ha bocciato l’articolo 24 del decreto legge 201/2014, che, per il 2012 e 2013, ha bloccato la perequazione dei trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo.

    Per Lamonica “il governo sbaglia a non aprire urgentemente un confronto su come modificare la legge nel suo complesso, richiesta avanzata più volte unitariamente dai sindacati”, ricorda. “Ora – conclude la dirigente sindacale – restituire subito il maltolto ai pensionati, a partire da quelli con assegni pari a tre volte il minimo”.  

Dello stesso avviso anche la Uil. “La Consulta ha sancito, come da sempre sostenuto dalla Uil e dalla Uil Pensionati, l’incostituzionalità  del blocco della perequazione delle pensioni sopra tre volte il minimo, introdotto dalla Legge Monti/Fornero del 2011. E’una sentenza che finalmente fa giustizia. Adesso il Governo Renzi restituisca il maltolto a milioni di pensionati”. E’ quanto si legge in una nota di Domenico Proietti, segretario confederale della Uil e di Romano Bellissima, segretario generale della Uil-Pensionati.

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