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Stepinac, ‘l’Arcivescovo del genocidio’ sarà santo

ROMA – Certamente papa Ratzinger, chiamato dai fedeli Benedetto XVI, in qualità di monarca assoluto dello Stato Vaticano, può agire come ritiene giusto e opportuno. Se a uno gli piace, in casa sua, può giocare a “chi facciamo santo oggi”, certo che se volesse continuare a farlo fuori di casa sua, lo ricovererebbero … in un paese di sani di mente.

Il suo predecessore, di Ratzinger, Woytjla, nel ‘98 decise la beatificazione di un certo monsignor Alojzir Stepinac, famoso per essere stato il mandante del genocidio degli ortodossi croati durante la seconda guerra mondiale. Circa un mese fa, durante il suo viaggio in Croazia, Ratzinger, essendo stato fino a diciassette anni nella Hitler Jugend,  e, forse, per un’affinità elettiva con l’ustascia Stepinac,  ha confermato di voler fare santo questo ‘brav’uomo’.

Stepinac che Ratzinger ha definito un  “Intrepido pastore, un grande cristiano con grande zelo apostolico, un uomo di un umanesimo esemplare”, è stato colluso, dal ‘41 al ‘45, con il regime ustascia di Ante Pavelic, e i due, di comune accordo, si sono resi responsabili di un genocidio, nel quale vennero sterminate circa un milione di persone, solo perché appartenevano alla Chiesa ortodossa.
C’è un libro di Marco Aurelio Rivelli, ‘L’Arcivescovo del genocidio” (Kaos Editore) che narra questa pagina terribile della storia croata, nella quale la Chiesa cattolica è ancora una volta protagonista. Nell’edizione francese il libro ha per titolo “Le genocide occulté” perché questo genocidio è stato finora tenuto nascosto dalla storiografia ufficiale occidentale. I criminali che compirono tutto questo erano fanatici fascisti che impugnavano la croce ed il pugnale, ed erano appoggiati dal clero cattolico e soprattutto dai Vescovi.

Negli archivi della Gestapo è stata trovata questa lettera che porta la data del 17 febbraio ‘42:  “È possibile calcolare a circa 300 mila il numero degli ortodossi uccisi o torturati sadicamente a morte dai croati. In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite con l’aiuto degli Ustascia. (…)”
Pio XII, come nel caso del genocidio degli ebrei, sapeva tutto e tacque. Le segnalazioni giunte, in Vaticano, da Londra, dagli Usa, dal governo iugoslavo in esilio con richiesta di intervento non ebbero nemmeno risposta. Questo eccidio spiega anche le cause storiche che portarono alla guerra civile scoppiata in Jugoslavia nel ’91.
Lo storico jugoslavo Milan Bulajic ha scritto e fatto pubblicare un’opera monumentale in parecchi volumi dove si narra dello sterminio. Bulajic ha passato la vita a ricostruire il genocidio. In sua questa opera, importante perché questa storia non venga dimenticata, vi sono nomi, date, luoghi. In Jugoslavia tutti sanno di questa storia per averla vissuta sulla propria pelle, le notizie degli accadimenti sono passati di generazione in generazione e si trovano ancora testimoni scampati all’eccidio che narrano quei terribili ricordi.

Ma Woytjla non sapeva, e Ratzinger non sa, come non sapeva nulla Pio XII dei campi di sterminio dove morirono sei milioni di ebrei; come non sanno e non vogliono sapere coloro che, riconoscendosi nei monarchi della Chiesa cattolica, vanno, come nel ventennio a Piazza Venezia, ad acclamare i papi che si succedono  in Piazza San Pietro. Berlusconi, in una delle sue fiammate di lucida intelligenza, una volta disse: “Quelli che mi votano la pensano come me, anzi, sono come me”. E, in questo caso, come fare a dargli torto.
Probabilmente, tra qualche tempo, una folla di osannati ustascia cattolici invaderà Roma per la santificazione di un certo monsignor Alojzir Stepinac che diverrà, come auspicato da Ratzinger, un esempio da imitare.

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