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Valentina Tereškova e la conquista di un sogno

Compie ottant’anni Valentina Tereškova, la prima donna a compiere un volo spaziale, partendo nel giugno del ’63 dal cosmodromo di Bayqoñyr e atterrando, al ritorno, nei pressi di Novosibirsk. 

Ottant’anni al servizio della scienza e della politica, visto che negli anni successivi ricoprì ruoli di crescente importanza nel PCUS e visse, dunque, da protagonista la lunga epopea del comunismo sovietico, prima della sua dissoluzione a cavallo fra l’89 e il ’91.

Diciamo che Valentina Tereškova, orfana del padre in giovanissima età, ebbe tutt’altro che un’infanzia semplice e che la notorietà, la gloria e i numerosi riconoscimenti che pure ha ricevuto sono giunti tutti in età matura, quando ormai si era conquistata la gratitudine eterna del proprio Paese per aver contribuito in maniera decisiva a rafforzarne la corsa allo spazio, in quel decennio mirabile che furono gli anni Sessanta, caratterizzato, fra le altre cose, dalla contrapposizione e dall’accanita rivalità fra Stati Uniti e Unione Sovietica in questo settore.

Perché va detto che se il primo uomo sulla luna fu un americano, il primo lancio spaziale fu sovietico, con il satellite Sputnik I nell’ottobre del ’57, al pari della prima donna spedita in orbita, la Tereškova per l’appunto. 

Erano gli anni della speranza, gli anni in cui tutti credevano nella possibilità di conquistare un sogno, di ampliare i propri orizzonti, di volare lontano, lassù, fra le stelle, di raggiungere altri pianeti e di liberarsi per sempre delle ristrettezze e delle fatiche dei decenni precedenti. 

Eravamo in piena Guerra fredda ma ciò non intaccava più di tanto il morale e lo stato d’animo dei vari popoli, specie in un contesto come quello sovietico in cui padri e nonni raccontavano ancora, in quegli anni, di quando gli uomini erano considerati alla stregua di possedimenti e di quando le classi subalterne, contadini e operai, erano costrette a patire la fame e gli stenti. 

Era un’Unione Sovietica desiderosa di futuro, affamata di novità, proiettata verso un destino di grandezza e di efficienza, al netto di una classe politica non proprio irreprensibile dal punto di vista etico e delle mille contraddizioni che ne avrebbero causato, poi, la caduta e la disfatta. 

Erano gli anni degli equilibri internazionali, della lotta serrata fra due imperi di fatto, dei missili a Cuba e dei blocchi che si fronteggiavano e si sfidavano su tutti i versanti, e non c’è dubbio che questa coraggiosa e tenacissima cosmonauta abbia rappresentato per i sovietici un motivo di orgoglio e di riscossa nazionale. 

Forse, oggi, è difficile rendersi conto di ciò che Valentina Tereškova ha significato per l’Unione Sovietica e per il mondo intero ma di sicuro, alla vigilia della Festa della donna, possiamo dire che se il genere femminile si è potuto affermare, in seguito, con tanta sorprendente vitalità, al punto che ormai la nostra Samantha Cristoforetti è considerata alla stregua di una star planetaria, una parte del merito va a lei: la pioniera, l’antesignana di tutte le altre, colei che ha reso possibile ciò che, fino a quel momento, era considerato assolutamente impossibile. 

Diciamo che il primo grande passo per l’umanità è stato il suo, che Armstrong, Aldrin e Collins sono venuti dopo e che il contemporaneo Gagarin, peraltro da lei molto ammirato, ha costituito sì una rivoluzione ma meno tangibile e duratura della sua. 

E allora auguri, esploratrice dello spazio! Auguri alla tua forza d’animo, alla tua determinazione, alla tua audacia, a tutto ciò che questa lunga, intensa e ineguagliabile vita ti ha già riservato e a tutto ciò che ancora ti riserverà negli anni a venire!

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