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Roma. “La grande monnezza”, decalogo di un degrado da Oscar

Paolo  Sorrentino non ce ne voglia, ma il titolo del suo fortunato film non poteva non diventare il punto di partenza di una serie di calembour che giocano sulla rima. Soprattutto in una città come Roma, dove soprattutto di questi tempi il binomio “la grande bellezza” suona come uno scherzo. Del resto, anche Federico Fellini ha visto il titolo del suo film “La dolce vita” saccheggiato per anni (e per fortuna non l’aveva chiamato “La grande dolcezza”) e non stiamo qui a ripercorrere tutte le variazioni sul tema. Anche se ce ne sarebbero a decine.

Dopo “la grande bellezza”, dunque, ecco “la grande bruttezza”, riferita alle periferie dimenticate dal Campidoglio, “la grande secchezza” che denuncia il drammatico fenomeno della siccità che sta attanagliando la Capitale. Ma c’è anche “la grande grettezza” che viene a proposito quando si parla delle scelte scellerate prese dall’incompetente sindaca Raggi nel tentativo di affrontare le grandi politiche legate allo sviluppo della città come il no alle Olimpiadi del 2024, o per risolvere i gravi problemi del traffico a Roma, come la costruzione di una funivia o l’approvazione di una gara di monoposto elettriche sulle strade dell’Eur. 

E c’è anche “la grande fermezza”, che la sindaca dimostra nel portare avanti le sue decisioni copiate direttamente dal blog di Beppe Grillo, come dire che d’idee sue in testa non ne ha: la fermezza sarebbe una virtù dei forti, ma nel nostro caso ha perso significato.

Come pure “la grande certezza” che Roma avrà un giorno un’amministrazione all’altezza delle sue aspettative, è un’utopia. Mentre è una realtà “la grande lentezza” con la quale a Roma si procede nelle opere pubbliche. “Centimetropolitana” avevano definito i romani la costruzione della prima linea sotterranea, tanto lunghi erano i tempi di realizzazione, e non è che oggi le cose vadano meglio.

Dovrebbe venirci in aiuto il cinema, con una serie di film dedicati a Roma, ognuno con un titolo adeguato. “La grande salvezza” sul futuro di questa città se riuscirà a uscire dalla “grande schifezza” in cui si dibatte. Altrimenti il film sarà un altro: “La grande tristezza”, sequel de “La grande sconcezza” cui seguirà l’allusivo “La grande scaltrezza” che forse interpreta meglio la classe dirigente capitolina di oggi.

Ma il più significativo rimane “La grande monnezza”. Purtroppo non è il titolo di un film ma la definizione che ormai tutti, romani e non romani, danno della Città Eterna. E’ ornai accertato, al di là di ogni polemica, che Roma è una città che molto difficilmente riuscirà a liberarsi delle tonnellate di rifiuti che ogni giorno si rovesciano sulle sue strade. 

Se da una parte l’Azienda Municipale dell’Ambiente, con il nome gentile di Ama, non sembra amare molto la città perché non si adopera al meglio per tenerla pulita, dall’altra va detto che gli abitanti di questa città (residenti, oriundi, immigrati, stranieri, turisti, romani de Roma e ogni altra categoria) non fanno molto per l’igiene cittadino: li vedi tutti i giorni abbandonare sui marciapiedi i sacchi di rifiuti che non trovano posto nei cassonetti ricolmi, sono poche le persone che fanno qualche metro in più per trovare un cassonetto libero, il che dimostra che il senso civico non è di questa città. Un film che farebbe al caso nostro è, dunque, un altro: ”La grande stranezza”.  D’altronde l’Italia non un paese normale, ed ha la capitale che si merita. E anche il sindaco.

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