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“Hill of Vision” di Roberto Faenza. L’avventurosa vita del Premio Nobel Mario Capecchi

ROMA – Il 16 giugno arriva nei cinema italiani il film “Hill of Vision”, diretto da Roberto Faenza. La pellicola narra la storia di Mario Capecchi, genetista di fama internazionale e Premio Nobel per la Medicina nel 2007.

La vicenda prende avvio in Alto Adige durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Mario – oggi ottantaquattrenne – ha solo 4 anni. La madre (Laura Haddock), americana e partigiana, viene catturata dai fascisti e rinchiusa in un campo di concentramento. Il padre di Mario, Luciano Capecchi (Francesco Montanari) è un fascista che combatte con le camicie nere e che, nonostante l’amorevole disponibilità di sua moglie (Rosa Diletta Rossi) verso il piccolo Mario, è incapace di prendersi cura del figlio. L’avventurosa e drammatica infanzia di Mario si svolge per strada, sotto i bombardamenti, dapprima in solitudine e poi in compagnia di altri due ragazzini abbandonati a sé stessi. Dopo la guerra la madre riesce a ritrovare Mario in un orfanotrofio e lo porta con sé in America, dove il fratello (Edward Holcroft) e la cognata (Elisa Lasowski) li accolgono nella comunità Quacchera “Hill of Vision”. Mentre la madre lotta con i fantasmi che la perseguiteranno per tutta la vita dopo essere uscita dal campo, gli zii di Mario faticano a tenerlo a freno. Abituato a gestire i conflitti con i metodi che usava quando viveva per la strada, Mario non riesce ad inserirsi nella comunità finché lo zio non trova la valvola di sfogo giusta per lui: il wrestling. 

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La decisione di raccontare la storia di Mario concentrandosi solo sull’infanzia è stata suggerita proprio da Capecchi, come ha dichiarato il regista Roberto Faenza in occasione della conferenza stampa che si è tenuta il 10 giugno al Cinema Adriano, a seguito della proiezione del film. Il regista, infatti, ha raccontato di come lo stesso Mario Capecchi gli abbia detto che l’unica parte della sua vita che valga la pena di essere narrata è la sua infanzia, il bambino che è stato. Un bambino che ha sofferto e perduto molto, ma che è riuscito a rialzarsi. Un bambino che ha vissuto sotto le bombe, nei rifugi, a causa di una guerra che gli ha portato via la madre – mai del tutto ritrovata, persa in atroci ricordi, di cui non ha mai voluto parlare con il figlio. Il film di Faenza, come ha sottolineato il regista stesso, parla di un passato che sembra oggi piuttosto attuale. La prima domanda della sala stampa al regista è stata come avesse reagito Mario Capecchi alla visione del film, che ripercorre così accuratamente quel primo, buio periodo di una vita lunga e piena di successi accademici. Roberto Faenza ha raccontato di aver visto Capecchi piangere, commosso dalla delicatezza con cui nella pellicola si tratta il faticoso riavvicinamento di Mario a sua madre, ma anche dal vedere come sono tratteggiate le figure degli zii, che per lui sono stati sia fonte d’ispirazione che genitori. “È la prima volta” ha detto alla fine del film, “che qualcuno mi restituisce qualcosa”. “Hill of Vision” racconta con tenerezza – benché forse, in alcune scene, con un po’ troppa retorica – la storia di un bambino che è rinato di continuo ed ha avuto mille vite: Mario Capecchi. 

un film di ROBERTO FAENZA 

con

LAURA HADDOCK, EDWARD HOLCROFT, ELISA LASOWSKI,
JAKE DONALD – CROOKES, LORENZO CIAMEI, ROSA DILETTA ROSSI e con la partecipazione di FRANCESCO MONTANARI

una produzione JEAN VIGO ITALIA con RAI CINEMA

una compartecipazione ITALIA – USA con RHINO FILMS, INC.

Dal 16 giugno solo al cinema distribuito da Altre Storie

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