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Regione Lazio. I magnifici 7 resistono, la Polverini latita. Le foto

ROMA – “La Polverini s’è data” dicono i manifestanti giunti nel pomeriggio sotto la sede della Regione Lazio per solidarizzare con i due uomini e le cinque donne che da lunedì scorso di trovano al 13mo piano dell’impalcatura per chiedere un incontro con la governatrice.

Ma della Polverini non c’è neppure l’ombra. Così i precari, i movimenti per la casa, i sidacati di base Usb e Cobas, i dipendenti di Trambus o dei canili di Roma, oppure quelli per il diritto alla casa sono rimasti invano ad aspettare quel segnale di apertura che non è mai arrivato. Intanto Renata Polverini, l’ex leader sindacale dell’Ugl, era da tutt’altra parte. All’Hotel satellite di Ostia per l’esattezza a parlare in un convegno che guarda caso s’intitolava “Partecipazione e solidarietà”.

Raccontata così suona come una beffa, e senza ombra di dubbio lo è.   Insomma Pino, Emiliano, Jenny, Manuela, Ramona, Lisette e Veronica, i magnifici 7 diventati il simbolo di questa battaglia, dovranno aspettare ancora dalla fredda impalcatura della giunta regionale, patendo il freddo implacabile che ormai si fa sentire anche nella capitale. Almeno non avranno, com’è successo i primi giorni, gli agenti della Polizia che dal tetto della regione gli invitavano a scendere cercando di fare più rumore possibile durante la notte  per non farli neppure riposare in pace. Loro hanno resistito perchè credono che rivendicare la dignità di ogni singolo individuo sia una conquista che dovrebbe rientrare nella normalità, almeno in un paese  che si definisce democratico. Ma la politica è arrivata a un punto tale di contaminazione d’interessi affaristici, che escludere i reali problemi è diventata la norma. Eppure parliamo di migliaia di persone afflitte da una moltitudine di problemi che sopravvivono in una condizione di incertezza assoluta, senza tutele, senza diritti, senza futuro.
I sette rappresentanti non stanno chiedendo – come ripetono da giorni – qualche  privilegio, ma solo l’opportunità di aprire un tavolo di confronto con l’istituzione regionale per affrontare alcune problematiche scottanti, che poi riguardano gran parte dei cittadini. Ignorare questo fatto, come sta facendo la Polverini è un atto di una gravità assoluta, che non rispecchia il ruolo istituzionale che riveste.

Sotto alla regione ci sono anche i lavoratori che presto perderanno il loro posto. Come quelli dei canili municipali, il cui servizio a breve passerà nelle mani dell’Asl, che però non potrà riassumere gli attuali operatori. Ci sono quelli che da anni attendono un alloggio pubblico, ma anche qui la storia si ripete all’infinito, perchè le istituzioni hanno sempre favorito le speculazioni edilizie dei palazzinari che costruiscono appartamenti per rivenderli a peso d’oro. Ci sono quelli di Trambus, l’azienda di trasporto pubblico che taglierà centinaia di posti. E poi quelli della sanità, tutti esternalizzati senza la benchè minima sicurezza di poter mantenere quel poco che hanno raggiunto. Insomma una situazione insostenibile. Diceva bene Mario Monicelli in una delle ultime riviste rilasciate, quando ravvisava la rivoluzione come unico rimedio per ricominciare a sperare in un futuro migliore. Intendiamoci, non una rivoluzione fatta con le armi, bensì con la presa di coscienza che questo modello sociale si sta rivelando: un fallimento assoluto. Spesso, raggiunto con la complicità di uomini e donne che rappresentano le istituzioni e che prima di essere investiti del ruolo invocavano cambiamenti, che , ahimè, non sono mai arrivati.

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