Mercoledì, 09 Febbraio 2022 11:07

Libri. Urania ripropone Arthur Clarke: tutti su Marte dieci anni prima di Gagarin

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A Capo Canaveral hanno dovuto aspettare l’alba del secondo decennio del terzo millennio (il 2020) per vedere decollare, per un volo brevissimo, la prima astronave passeggeri, finanziata da un Paperone d’oltreoceano che ha voluto così, rivaleggiando con un connazionale ugualmente straricco, aprire l’astronautica ai viaggi commerciali.

Ma non solo sulla Luna e addirittura su Marte e dintorni c’eravamo già stati settanta anni fa con il romanzo Le sabbie di Marte, che lo scrittore inglese Arthur C. Clarke pubblicò nel 1952 e che oggi torna in edicola primo di una collana di 25 volumi inaugurata dal Corriere della sera per i settant’anni di Urania.   

 Gli appassionati di fantascienza non hanno bisogno di altre spiegazioni: i volumetti di Urania li conoscono bene, non se ne sono persi uno, li hanno letti e riletti, li hanno collezionati, continuano a farlo, perché Urania Mondadori è la collana di fantascienza più longeva d’Italia.  Era nata da un’intuizione di Giorgio Monicelli, fratellastro del regista Mario, e nipote di Arnoldo Mondadori essendo figlio di Tommaso Monicelli, celebre giornalista e scrittore, la cui sorella Andreina aveva appunto sposato Arnoldo, l’ex “martinit”, uscito ragazzo dallo storico orfanotrofio di Milano dove aveva imparato il mestiere del tipografo ed era quindi destinato a diventare il più grande editore italiano di giornali popolari e di libri di successo.

Come ricorda Franco Forte, attuale direttore di Urania dal 2019, quando Giorgio Monicelli propose all’onnipotente zio di portare in Italia un genere letterario da noi sconosciuto ma che nel mondo anglosassone stava ottenendo molto successo, lo presentò come “fantascienza”, una parola da noi sconosciuta, che aveva inventato lì per lì mutuandola dall’inglese science fiction. Così nacque Urania che in settant’anni ha fatto conoscere agli italiani i più importanti autori internazionali di fantascienza, da Arthur C. Clarke a Isaac Asimov, da Ray Bradbury a Richard Matheson, e nell’attuale collana non mancano due italiani: Valerio Evangelisti e Massimo Monai, quest’ultimo autore dello spassoso Memorie di un cuoco d’astronave.

Apre, dunque, la collana da oggi in edicola il romanzo Le sabbie di Marte che Clarke pubblicò nel 1951 anticipando di dieci anni il volo di Yuri Gagarin, l’astronauta russo che per primo affrontò lo spazio con il razzo Vostok 1, aprendo nel 1961 l’era delle conquiste spaziali. Mentre il mondo trepidava per le imprese americane e russe, Clarke aveva già anticipato tutto nei suoi racconti. Il più famoso è 2001 Odissea nello spazio, da cui il celebre film di Stanley Kubrick del 1968.

 Durante la seconda guerra mondiale, il giovane Clarke aveva collaborato con l’esercito alleato con particolare competenza nel campo dei radar. In suo onore l’orbita geostazionaria della Terra per i satelliti impiegati nelle telecomunicazioni è stata battezzata “Fascia di Clarke”: era stato, infatti, proprio lui in un articolo del 1945 a prevedere l’utilizzo di un’orbita per i satelliti per radio e tv. Come del resto, negli anni Cinquanta aveva previsto che un giorno molto prossimo in ogni casa ci sarebbe stato un personal computer. Clarke è morto nel 2008, a 91 anni: l’anno prima aveva scritto: ”Sto completando le mie novanta orbite intorno al Sole”.  Da allora un asteroide porta il suo nome: 4923 Clarke.

Quanto ai viaggi interplanetari, Clarke li ha descritti in ogni particolare, come sempre anticipando con la fantasia una realtà che si sarebbe avverata decenni dopo. Le sabbie di Marte è il racconto del viaggio sul Pianeta Rosso della prima aeronave di linea regolare fra i pianeti. Ospite a bordo un giornalista che al ritorno dovrà descrivere l’impresa a beneficio degli organizzatori sempre alla ricerca di finanziamenti. Su Marte c’è da dieci anni una colonia di “terricoli”, come li chiama lui, che vivono sotto cupole di plastica per sottrarsi al clima mefitico del pianeta. Umorismo inglese e suspense avveniristica fanno del romanzo un “classico di fantascienza” che non mancherà di piacere a tutti, anche ai giovani smaliziati di oggi e non solo ai maturi lettori della settantenne Urania. 

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