Venerdì, 04 Maggio 2012 15:22

Come trovare i soldi per evitare l’aumento dell’Iva. Non comprare più 131 caccia F135

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Sul web è diventata oramai una protesta di massa. Milioni di internauti gridano a gran voce che il governo italiano potrebbe fare a meno di acquistare 131 caccia F135 per un importo stimato pari a 15 miliardi. Con un terzo di questa somma si eviterebbe l’aumento dell’Iva al 23%, previsto per il prossimo autunno.

L’acquisto dei costosissimi aerei supersonici rientra nell’accordo «Joint Strike Fighter» (JSF) sottoscritto fra Usa e alcuni Paesi dell’alleanza occidentale, fra i quali l’Italia, il 7 febbraio 2007 dall’allora sottosegretario del governo Prodi Giovanni Lorenzo Forcieri. L’attuale ministro della difesa Giampaolo Di Paola ha sempre asserito che non è possibile tirarsi indietro dall’impegno preso, perché le penali da pagare sarebbero ugualmente costose. Ma è vero?

Secondo un’inchiesta condotta nello scorso dicembre dal mensile «Altraeconomia» l’affermazione dell’attuale ministro è priva di fondamento. Analizzando il testo della Convenzione e i suoi allegati, infatti, si può notare come sia ampiamente prevista l’uscita dal progetto dei Paesi firmatari. In particolare, Memorandum of Understanding (par. 19.4), che pubblichiamo integralmente alla fine di questo articolo è scritto chiaramente che ciascun Paese firmatario può decidere di non partecipare più al progetto con un preavviso di 90 giorni. In tal caso, il Comitato esecutivo dovrà decidere come proseguire l’opera e il Paese rinunciatario continuerà comunque a partecipare all’implementazione del progetto senza però obblighi di acquisto. Il par. 19.4.3. recita espressamente che «in nessun caso il contributo finanziario totale di un Paese che si ritira – compresi eventuali costi imprevisti dovuti alla terminazione dei contratti – potrà superare il tetto massimo previsto nella sezione V del Memorandum of Understanding». Nella sezione V del Memorandum c’è una tabella che tiene conto del grado di partecipazione di ciascuno Stato al progetto. In base a questo grado di partecipazione si possono stabilire i costi reali che il Paese stesso deve affrontare qualora esca anticipatamente dal progetto. Ebbene, per quanto riguarda l’Italia, a valore costante del dollaro riferito al 2011, l’esborso italiano non supererebbe i 904 milioni di dollari, cioè circa 700 milioni di euro. In definitiva, l’uscita del nostro Paese dal progetto militare più costoso al quale abbia mai partecipato ci farebbe risparmiare oltre 11 miliardi di euro, tenendo presente che già 2,7 miliardi sono stati impegnati, alcuni spesi per la fabbricazione degli aerei. Dato che gli acquisti dei velivoli proseguirebbe fino al 2023, il costo per ciascun anno, a partire proprio dal 2012, ammonterebbe a 1,25 miliardi. Insomma, se decidessimo di uscire, risparmieremmo già quest’anno questa cifra e quindi bisognerebbe cercare soltanto 3 miliardi per evitare l’aumento autunnale dell’Iva. Non è una bella idea?

Ultima modifica il Venerdì, 04 Maggio 2012 18:10
Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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