Mercoledì, 25 Giugno 2014 15:44

Brasile 2014. L’Italia non c’è più, ora vincono gli ultimi

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ROMA - Mario Balotelli dopo la discutibile performance calcistica è sotto l’occhio del ciclone. Anche sui social network, dove non sono state lesinate  critiche al super Mario. Ma diciamolo francamente. In queste tre vergognose serate sono scesi in campo 11 giocatori che con i loro lauti guadagni potrebbero risollevare un pochino anche un Paese come l’Uruguay da sempre uno dei più poveri al mondo.

Insomma, inutile tirar in ballo la storia dell’italianità o del colore della pelle, i viziatelii di casa nostra che, ahimè, spesso spadroneggiano quasi fossero dei Gesù Cristo in terra, hanno perso. E in che modo vergognoso hanno perso.  Sarà colpa dei super viziati, di questo mondo calcistico che ormai si basa solo sull’apparenza e sempre meno sulle autentiche capacità e forse per questo motivo non riesce più a veicolare quei valori che hanno contraddistinto i tanti campioni di calcio che l’Italia un tempo ha avuto, prima tra tutti la sana umiltà di dire ‘abbiamo sbagliato’. E su questo somigliano molto ai politici. 

 

Probabilmente è questo che infastidisce più l’italiano, anche quello più disattento, che di squadre del cuore non ne ha mai avute. Soldi, fuoriserie, belle donne e tanta spavalderia. Insomma, i titoli dei giornali si sono sprecati per tradurre efficacemente il senso dell’incapacità italiota che questi giocatori, nessuno escluso, sono riusciti ad esprimere, tentando poi di giustificarsi l’uno con l’altro, di arrampicarsi sugli specchi, addirittura asserendo di aver dato il massimo. 

Allora vengono in mente gli introiti da capogiri, gli acquisti milionari del calcio mercato e ci si rende conto che stiamo vivendo un mondo alla rovescia, dove chi fa realmente qualcosa per il prossimo finisce per essere in affanno ancora prima di raggiungere la fine del mese. Tornano alla mente le aziende che hanno chiuso e quelle che stanno per chiudere, gli esodati i cassaintegrati e quelli che probabilmente un lavoro non lo vedranno mai. Sarà che a volte una partita può addirittura dare anche la sensazione che qualcosa possa cambiare. Ma questa Italia non cambierà neppure con un pallone di cuoio. L’Uruguay ha vinto e con loro ha vinto un paese di poco più di 3 milioni di abitanti, molti dei quali vivono una condizione di povertà assoluta. Con un presidente Josè Alberto Mujica Cordano che si sta battendo nei modi e nei fatti per liberare il suo paese dalle piaghe della povertà e della penuria di lavoro.   Chissà che questa ‘mazzata’ serva a far riflettere un mondo che parla di tanti soldi e di pochi campioni.

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Giugno 2014 17:00
Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

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