Vittorio Arrigoni. Ombre inquietanti sulla morte dell’attivista italiano ucciso a Gaza

ROMA – Dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Vittorio Arrigoni è rimasta in sospeso una domanda a cui tutti vorrebbero avere una risposta. Chi ha veramente ucciso l’attivista italiano? I miliziani salafiti, appartenenti al gruppo integralista Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslama, hanno negato di aver partecipato al rapimento e al feroce omicidio di Arrigoni.

Tuttavia la Al-Tawhid wal-Jihad, un’altra fazione salafita ultraintegralista ispirata agli slogan di Al Qaeda,  successivamente ha ammesso che la responsabilità sarebbe riconducibile ad una cellula impazzita che ha agito fuori controllo.   Insomma un’iniziativa del tutto arbitraria e incomprensibile che contrasta con l’insegnamento e con gli interessi dell’Islam, come riporta un comunicato diffuso dal comitato di teologi islamici che proprio oggi a Gaza hanno emesso una fatwa, ovvero un decreto religioso islamico contro il barbaro omicidio del giovane italiano.
Finora sono tre i militanti arrestati dalle milizie di Hamas, due dei quali  sarebbero stati gli  esecutori materiali dell’omicidio di Vittorio Arrigoni. Notizie ancora tutte da confermare visto che la polizia di Hamas sta continuando a eseguire controlli e retate a tappeto alla ricerca di altri indizi per catturare tutti i responsabili di questo omicidio, sul quale si sono aperti inquietanti interrogativi senza risposte.

Infatti, per quale motivo  avrebbero dovuto uccidere Vittorio Arrigoni proprio adesso e in questa brutale modalità senza rispettare l’ultimatum di 30 ore lanciato subito dopo il suo sequestro? Chi avrebbe potuto trarre beneficio eliminando l’attivista italiano – che ricordiamo – era una delle poche persone sempre in prima linea contro l’embargo nella Striscia di Gaza imposto da Israele? E se Vittorio fosse stato ucciso dagli ultraintegralisti perchè colpevole di contaminare i principi islamici, avrebbero potuto farlo in sordina –  come si suol dire – e in qualsiasi momento, evitando così di destabilizzare una situazione interna già compromessa,  a vantaggio della politica sionista. Ma non l’hanno fatto, anzi, hanno tentato il clamore. Eppure Vittorio era uno degli attivisti che si spendeva per la causa palestinese e lo faceva con estrema trasparenza. Come quando –  da straniero con passaporto italiano – saliva a bordo dei pescherecci con la speranza che  le motovedette israeliane lasciassero pescare in santa pace questi uomini che volevano solo sfamare le loro famiglie. Obiettivo che gli è costato caro, quando i militari lo arrestarono e lo condussero in un carcere di Israele. E non fu l’unica volta.

Fa riflettere una missiva inviata ieri alla madre di Vittorio da un cittadino israeliano, il quale con un certo distacco esprime le condoglianze alla donna, ribadendo il fatto che se la sarebbe cercata. “Suo figlio – scrive – andava a braccetto con quelli che lanciano i razzi su Israele”. Una lettera di cattivo gusto dalla quale si percepisce quali sentimenti provocasse un personaggio come Vittorio, che non era certo ben visto dallo stato ebraico per la sua attività politica, ma pacifista, contro un embargo ritenuto  ingiusto.. Specialmente dai gruppi dell’estrema destra sionista che non hanno mai nascosto la loro intolleranza nei confronti dell’attivista italiano. Ci fu addirittura chi azzardò l’ipotesi  – come l’Israel National News, l’agenzia d’informazione dei coloni – che il conflitto tra Gaza e Israele si sia addirittura inasprito a causa della presenza dell’International Solidarity Movement e quindi di Arrigoni. Insomma una situazione non proprio ideale, con la quale Vittorio ha dovuto convivere nel bene e nel male.

Intanto è arrivata la notizia che la salma dell’attivista italiano  potrebbe essere trasferita in Egitto già da domani, attraverso il valico di Rafah, per poi proseguire verso l’Italia. La famiglia, come ha confermato la madre, vorrebbe evitare il passaggio del feretro attraverso Israele, per rispetto alla memoria dello scomparso e alla sua battaglia contro le politiche israeliane nei territori palestinesi. Una scelta che non lascia spazio a libere interpretazioni. Torna  alla mente il messaggio video che Arrigoni postò su Youtube il 12 ottobre scorso in risposta a Roberto Saviano che era intervenuto insieme ad altri politici e intellettuali italiani ad una manifestazione a Roma chiamata  “Per la verità, per Israele”, in cui l’autore di Gomorra definì lo Stato Ebraico una democrazia sotto assedio.  “Caro Saviano- disse Arrigoni- mi permetto di darti del tu perchè siamo più o meno coetanei. Mi sento in dovere di inviarti questo video messaggio per compensare il dolore che ho subito nell’aver saputo del tuo appoggio a questo scempio, a questa manifestazione organizzata dai coloni israeliani”. Arrigoni ricordò  di portare sulla sua pelle le cicatrici: “per due volte sono stato imprigionato e torturato a Tel aviv, porto i segni delle catene di quando mi trascinavano..”. E Ancora “Se avessi avuto il tempo di girare per Tel Aviv  ti saresti reso conto delle vere luci della città, che sono le sue ombre: dei ghetti dove vivono segregati gli arabi israeliani che sono gli stessi ghetti dei neri in Sudafrica. Ti saresti accorto delle scuole e degli ospedali degli arabi, dei loro diritti quotidianamente calpestati: non hanno diritto alla proprietà, non possono sposarsi. Nelson Mandela sono anni che denuncia il razzismo di Israele. Sto parlando di Nelson Mandela, non di Fabio Fazio”.

Una cosa è certa. Vittorio non si sarebbe mai sottratto alla difesa dei più deboli. Ovunque essi fossero. Questo dava sicuramente fastidio ai suoi criminali aguzzini, che paradossalmente, hanno eliminato un uomo, ma non l’idea che un mondo diverso è possibile, anche in Palestina.

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Alessandro Ambrosin

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