Lunedì, 23 Marzo 2015 18:29

Scuola. Poletti, 3 mesi di vacanza sono troppi. E' scontro

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ROMA - Scoppia la polemica dopo le parole del ministro Giuliano Poletti. il quale sostiene che tre mesi di vacanza per i docenti siano troppi.  

"Un mese di vacanza  va bene - ha sentenziato Poletti - . Ma non c'è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Una discussione che va affrontata". "I miei figli d'estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse". E poi: "I miei figli - ha precisato Poletti - non sono speciali, non sono straordinari ma normali". 

Secondo il ministro occorre quindi cominciare a pensare che una relazione con il lavoro "è una cosa che vale la pena di fare". Un modo anche, secondo il ministro, "per garantire una formazione". "Anche noi genitori, la società, dobbiamo riconsiderare il tema del lavoro e le giovani generazioni. Un mese di vacanza va bene, un mese e mezzo - ha proseguito il ministro - ma non c'è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Una discussione che va affrontata". Secondo il ministro, insomma, non si distruggerebbe un ragazzino se invece "di stare a spasso per le strade della città va a fare quattro ore di lavoro".

I primi a replicare al ministro sono la Rete degli Studenti Medi: "Il ministro Poletti  con le sue affermazioni dimostra di non avere la minima percezione della realtà: più della metà degli studenti italiani già lavora d'estate", tuona Alberto Irone, portavoce nazionale.

"Semmai - aggiunge - è necessario regolamentare e inserire percorsi formativi diversi da quelli didattici all'interno del percorso scolastico. Diversamente, a oggi le studentesse e gli studenti che lavorano vengono sfruttati in ogni modo possibile e privati di qualsivoglia diritto. La priorità è ridistribuire le pause in modo più equilibrato all'interno dell'anno e non legalizzare lo sfruttamento degli studenti. A partire dall'abbassamento dell'apprendistato a 15 anni, gli stage estivi e senza una revisione migliorativa dell'alternanza scuola lavoro, il Governo non sta facendo altro che privare ulteriormente gli studenti dei propri diritti e di tutele

adeguate. Crediamo - continua Irone - che gli studenti debbano essere liberi di costruire il proprio percorso scolastico e che non debbano essere costretti a lavorare privati di qualsiasi tutela per garantire manodopera stagionale a basso costo. Introdurre questo dibattito sottolineandone la caratura educativa - conclude - è semplicemente una follia".

Critiche anche dalla Cgil. "Il ministro continua a intervenire sui temi dell'istruzione, oggi sulle vacanze scolastiche, nei giorni scorsi sull'alternanza scuola lavoro. In realtà, attraverso i decreti attuativi del Jobs Act, sta facendo una riforma dell'apprendistato che dequalifica l'alternanza scuola lavoro e i percorsi formativi in obbligo di istruzione, risponde Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil.

"Un pezzo della riforma della scuola è appaltata a Poletti - continua - che intende costruire un canale formativo alternativo e separato da quello scolastico, scelto subito dopo la scuola media e realizzato in apprendistato già a partire dai quindici anni". Fracassi spiega che "si tratta di percorsi con modelli formativi dequalificati, che prevedono più di un terzo dell'orario per lavoro sotto retribuito, 500 ore di attività di formazione professionale e altrettante in aziende di cui non viene verificata l'effettiva capacità formativa". "Al tempo stesso - sottolinea la dirigente sindacale - viene abolita la possibilità di diplomarsi in apprendistato per i giovani che hanno abbandonato prematuramente la scuola e vengono cancellate le sperimentazioni di alternanza scuola lavoro che utilizzano lo strumento dell'apprendistato per gli studenti degli ultimi due anni della secondaria di secondo grado". 

"Si continua sulla strada perdente di uno sviluppo basato sulla riduzione dei costi e dei diritti, che dequalifica i percorsi di istruzione e formazione dei giovani. Questo scelte - conclude Fracassi - dovrebbero preoccupare molto più delle vacanze scolastiche".  

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