Giovedì, 14 Agosto 2014 22:54

Il ferragosto di un tempo non c'è più. Inutile illudersi

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ROMA - Strano destino quello dell'Italia con il suo ferragosto anomalo e i suoi motivi, oggi banalmente inutili per festeggiarlo. Un tempo nell'ottavo secolo avanti Cristo questa giornata, voluta fermamente dall'imperatore Augusto, aveva il suo motivo di esistere. Era una tradizione che veniva da lontano, già allora e aveva la funzione di festeggiare la fine delle fatiche del lavoro, i raccolti della campagna e quindi l'abbondanza che la madre terra donava ai suoi abitanti.

Una sorta di fine dell'inizio che si ripeteva in un ciclo perpetuo giunto illeso, almeno come idea, fino ai giorni nostri. Se pensiamo quanto pregnante di significato fosse il 15 agosto nei tempi che furono, oggi potremmo addirittura cancellare la sua commemorazione, visti i tempi e la crisi economica che ha di fatto sbriciolato quel ciclo continuo. Insomma, non per essere pessimisti, ma oggi c'è ben poco da festeggiare.  

Pensare che fino al 19mo secolo era usanza dei proprietari donare, il 15 agosto, una sorta di mancia ai braccianti per dare la possibilità a tutti di concedersi una breve pausa prima di rimboccarsi nuovamente le maniche.

Oggi, i numeri purtroppo parlano da soli. Gli studi sull'andamento economico del Paese non lasciano tanto spazio all'immaginazione e riportano un panorama del Paese che non promette nulla di buono per gli anni a venire. Per questo motivo anche il Ferragosto non è più quel giorno di svago e divertimento, e chi lo vuole far credere è un  illuso che millanta per evitare  di cedere alla realtà delle cose. In questi giorni lo stesso presidente del Consiglio ha cercato di iniettare nel Sud Italia un po' di ottimismo, ma quando lo fa si capisce lontano un miglio che la realtà è ben distante dal suo elevato punto di vista.  Il problema lavoro resta il numero uno e quando non c'è, si innesca uno scontro titanico contro un sistema che non regge più. Anche se non se ne parla più abbiamo ancora un elevato numero dei cosiddetti suicidi della crisi, diventati temi scomodi su cui sorvolare.

L'elevata disoccupazione che coinvolge i giovani, e i non più, crea aspettative che si vanificano come neve al sole. I salari sono così bassi che per fare i conti è sufficiente il vecchio pallottoliere, mentre il caro vita aumenta allo stesso ritmo dei debiti accumulati con l'Europa, a cui ogni singolo cittadino italiano dovrà, prima o poi, far fronte nei confronti delle banche private.  Perfino un negoziante su due ha deciso di tenere aperto il proprio negozio, proprio il giorno di Ferragosto, perché di fronte ai debiti accumulati e all'incertezza del futuro tutto è possibile. D'altra parte in questa scala di valori, ormai saltata come un elastico rotto, in gioco entra  l'unica difesa naturale, ovvero la dignità.

Non è un caso che Matteo Renzi abbia incontrato Mario Draghi per poi venirci a dire che l'Italia nonostante tutto non è messa male. 'Balle' direbbero gli analisti finanziari che da mesi segnalano il pericolo deflazione in Europa, assieme ai tecnici della Banca centrale Europea, che continua a fare gli interessi di un'istituzione privata e non pubblica, che pensa esclusivamente a salvaguardare i suoi soci. Lo sa benissimo Draghi che le riforme osannate dal governo non serviranno a nulla in questa crisi finanziaria speculativa, che con i suoi meccanismi perversi ha creato una  crisi di liquidità epocale, riducendo profitti per le imprese che a loro volta hanno dovuto tagliare i costi aumentando la disoccupazione. Lo sanno bene che l'iper liberismo, per com'è stato concepito, in un mondo incontrollato di libero scambio, dove il capitale fa da padrone, ha addirittura amplificato ulteriormente la situazione economica, portando gli stessi paesi che lo hanno sposato ad una recessione disastrosa dalla quale non si uscirà più.

 Insomma, siamo arrivati alla desertificazione assoluta delle alternative, basti pensare alle parole pronunciate dai vertici istituzionali che continuano a proporre ricette ad un male che non conosce cure, se non quelle di amputare le parti malate.

Invece, siamo probabilmente giunti al capolinea e non possiamo più ripartire con lo stesso treno. E questa volta dobbiamo non solo cambiare motrice, ma anche i vagoni sui cui salire e soprattutto dobbiamo sapere in quale direzione vogliamo andare.

La scala dei valori, denaro in primis, è crollato mettendo a repentaglio tutta una serie di certezze ormai radicate nel nostro modus vivendi. Ci siamo dentro un po' tutti  a questo sistema, chi più, rasentando superficialità e ignoranza, e chi meno, tentando di acquisire strumenti di comprensione e maggiore consapevolezza. Ora, però, è tempo di agire, è tempo soprattutto di aprire le coscienze e riflettere su ciò che abbiamo accumulato e su ciò che abbiamo inevitabilmente perduto. Sarà difficile ripercorrere lo stile di vita che finora abbiamo vissuto, o fare i ragionamenti che riflettono l'egoismo individuale e le opportunità esclusive solo per pochi eletti, perché così non può funzionare. E' il film che stiamo vivendo sulla nostra pelle, diventato inevitabilmente incompatibile con tutto ciò che ci circonda. Anche e soprattutto con l'essere umano che dimostra il suo stato di insofferenza totale. E siamo solo all'inizio.

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

www.dazebaonews.it

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