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In Francia, sciopero generale. In Italia prevalgono i neo-catecumenali

Mentre a Parigi e nelle altre città d’oltralpe i lavoratori si fermano contro la riforma delle pensioni di Sarkozy, in Italia la “macelleria sociale” della destra si afferma con il consenso di Cisl e Uil

ROMA – In Francia, le organizzazioni sindacali, Cgt in testa, hanno organizzato uno degli scioperi più duri dei lavoratori contro una riforma delle pensioni, fortemente sostenuta dal Presidente Nicolas Sarkozy, che si limita ad innalzare l’età della pensione di vecchiaia da 60 a 62 anni. In Italia, già da quindici anni, non è più possibile andare in pensione a 60, ad eccezione per coloro che hanno maturato 40 di contributi.

In Francia, lo sciopero ha coinvolto praticamente tutte le categorie di lavoratori, pubblici e privati, fra l’altro anche di settori vitali, quali quello delle raffinerie, ciò che ha determinato una grave penuria negli approvvigionamenti di carburante. In Italia, la penuria di benzina alle pompe manda letteralmente in tilt le famiglie di tutti i ceti sociali, che diventano così rapidamente disponibili ad accettare una trattativa qualsiasi.

La “riforma” della pubblica istruzione e i provvedimenti di Giulio Tremonti per contenere le spese di bilancio e avviare un risanamento dei conti pubblici hanno tolto 8 miliardi alla scuola e bloccato per tre anni gli incrementi salariali automatici di insegnanti e dipendenti pubblici, oltre che la contrattazione, perché si è ritenuto che questi lavoratori avessero guadagnato troppo negli ultimi tempi. Non solo: ma l’Esecutivo ha messo in cantiere il più grande licenziamento della storia repubblicana, con la fuoriuscita di 140 mila insegnanti in tre anni. La già annunciata riforma “epocale” dell’Università non si può più fare perché non ci sono i soldi e non ci sono i soldi perché il Governo non vuole colpire seriamente l’enorme evasione fiscale e portare almeno al 20% l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie. Eppure, nonostante l’oramai progredita opera di macelleria sociale introdotta dalla destra in Italia, nessuno sciopero generale è stato organizzato, nessuna seria protesta che non sia stata quella del blocco dello stretto di Messina per qualche ora a fine agosto o allegra manifestazione pre-festiva (quella, pur importante, della Fiom di sabato scorso). Lo stesso ministro Tremonti, qualche mese fa, ha potuto annunciare festante: “Abbiamo rivoltato come un calzino il sistema delle pensioni e delle retribuzioni pubbliche senza subire una sola ora di sciopero”. Verissimo.

Resta da chiedersi se esista ancora, nel nostro Paese, un’organizzazione sindacale, oltre la Cgil, che non si riconosca nei valori neo-catecumenali del segretario della Cisl Bonanni o in quelli dell’impresa con i suoi profitti del segretario della Uil Angeletti. Valori che indirizzano queste organizzazioni dei lavoratori verso l’accettazione supina di peggiori condizioni di lavoro, pur di avere mezza pagnotta a pranzo e a cena. Parigi è lontanissima e certo non vale una messa.

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