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Crisi economica, ora dilaga il coro: serve il cambio di passo. Perfino Brunetta si adegua

Il Governatore della Banca d’Italia, nella sua prima Relazione generale, lo annuncia senza mezzi termini: ci vuole un cambio di passo, perché non è pensabile di continuare sulla strada dell’austerità mozzando la testa a qualsiasi ipotesi di crescita. Necessaria in altri termini, secondo Ignazio Visco, una «road map» politica, concertata a livello europeo, perché la Banca centrale ha già fatto quello che doveva fare, cioè salvaguardare il sistema monetario con l’immissione di forte liquidità nel circuito interbancario. «Una ripresa potrà affiorare verso la fine dell´anno – ha annunciato il Governatore –  con probabilità tanto maggiore quanto più saranno efficaci gli interventi strutturali volti a migliorare l´utilizzo delle risorse pubbliche e private, quanto più chiara e decisa sarà la coesione mostrata dall´Unione europea».

Ma proprio questo sembra il punto: la coesione europea. Come fare di fronte ad una cancelliera che non ne vuol sapere né degli Eurobond, né di un momentaneo allentamento delle rigide regole sul rigore che tutti gli Stati membri, soprattutto dopo l’adesione al «fiscal compact», devono osservare senza discutere?

L’immaginifico ex ministro Renato Brunetta oggi sbotta: «È arrivato il momento di dire basta. Non dobbiamo più subire». Il grido di guerra viene lanciato su «Il Giornale», il quotidiano che per lunghi anni ha esaltato le politiche economiche di Giulio Tremonti che hanno portato al presente disastro. Brunetta ce l’ha con Angela Merkel e dice che è assolutamente necessario rimandare il pareggio di bilancio, perché, esorta l’immaginifico, «basta tagliare sull’altare della riduzione del deficit. I mercati non sanno che farsene di un Paese in pareggio ma economicamente stremato».

Da che pulpito, verrebbe da dire! Già, perché chi strilla è la medesima persona che ha pervicacemente e proditoriamente tagliato posti pubblici e risorse, avallando la scellerata sottrazione di capitali all’istruzione pubblica e ad ogni comparto statale, esattamente in nome di principi opposti a quelli urlati oggi.

Ma, certo, i segnali che le politiche di austerità non risolvono nulla, anzi aggravano la situazione, sembrano ora fare breccia anche nelle menti meno illuminate. Paul Krugman afferma che la prima cosa che farebbe se diventasse responsabile dell’economia in un secondo mandato a Barack Obama sarebbe assumere tutti gli insegnanti licenziati in questi anni, sotto la spinta delle violenti ricette neo-liberiste. La realtà è questa: soltanto invertendo la rotta che ha tagliato forsennatamente salari e stipendi e privato di qualsiasi giustificazione nuovi investimenti delle imprese, date le pessime aspettative, si può pensare di superare, anche se faticosamente, la crisi che attanaglia l’Italia e Paesi come la Spagna e la Grecia. Se ne è accorto anche Renato Brunetta.

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