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Illva, una situazione al collasso. Le proposte di Taranto Libera

TARANTO – Nel quartiere Tamburi di Taranto ogni bambino che frequenta la prima elementare ha già fumato 5.200 sigarette, e senza spendere neanche un centesimo.

Se a Kyoto prevedono oltre all’incremento delle energie rinnovabili, la riduzione delle emissioni degli inquinanti e il risparmio energetico, la Regione Puglia può vantare di avere sul suo territorio l’Ilva, l’azienda che produce l’8% dell’inquinamento dell’aria di tutta Europa (dati dell’Ue), che non solo non viene riportata entro i limiti della legalità, ma che addirittura può beneficiare di provvedimenti speciali che propagano continuamente la data di riduzione delle emissioni.

Solo ad agosto scorso, col decreto legislativo n°155, il Governo Berlusconi allungava i tempi di applicazione dei limiti massimi di emissione (1 nanogrammo per metrocubo d’aria) del potente cancerogeno benzo(a)pirene classificato tra gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici).
Una legge che pare ritagliata per l’Ilva, un’azienda che ha prodotto, per tutto il 2009 e il 2010, continui sforamenti dei limiti, accertati dagli ambientalisti e dall’agenzia regionale per l’ambiente (Arpa),
Alle aziende che immettono benzo(a)pirene in atmosfera, qualora le centraline segnaleranno una presenza aumentata in atmosfera, sarà chiesto dalla Regione  di applicare ogni misura necessaria per ridurre in maniera consistente tali immissioni. Così come verranno immediatamente convocate le amministrazioni comunali interessate qualora sarà accertato che la soglia di benzo(a)pirene è stata superata, ad esempio, a causa di un traffico veicolare intenso.”

“Il diritto alla salute e l’obbligo di tutelarla – ha ricordato l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro – è materia concorrente Stato-Regione”.
Già. Ma vallo a spiegare a Saverio  De Florio, di Statte, malato infiammatorio cronico,  che si chiede perché quando si tratta di anteporre salute e dignità al lavoro, la risposta è sempre negativa,  e alla signora G.S. di Taranto, ammalata  di leucemia “Sindrome Mieloproliferativa FAB 5°” (LAM M5a) e attivatasi con una denuncia-querela presso la Procura di Taranto nei confronti del sig. Emilio Riva, responsabile dell’Ilva S.p.A. “Gli ammalati non hanno neppure la forza di scendere in piazza e partecipare alle adunate dei millanta listi”, sostiene De Florio “ I millantalisti, per intenderci, sono gli ambientalisti millantatori, quelli cioè che organizzano imponenti marce contro gli inquinatori e mai contro chi sostiene in silenzio e protegge gli inquinatori. Il loro numero è pari a quello degli agenti inquinanti, e loro sono proprio quelli che le industrie inquinanti le vogliono tenere aperte “ab aeternum” anziché chiuderle.”
E visto che siamo in argomento, spiega anche come mai mancano mappe epidemiologiche e di un registro tumori dell’area jonica. “ Lo abbiamo chiesto tante volte, ma non si muove ancora niente” sospira Daniela Spera, del Comitato Taranto Libera.

La salute dei tarantini resta la priorità per lei, per Fabio Matacchiera, per Alessandro Marescotti.
Estremisti, li chiamano. Ma loro continuano a filmare video denunce, a produrre documenti informativi e  indicare la strada da seguire a livello europeo, che avrà come risultato, quand’anche questo fosse raggiunto, una multa che lo Stato Italiano dovrà corrispondere a beneficio del cittadino-vittima, a titolo di risarcimento di quei danni che non siano stati riconosciuti in base alla sentenza emessa dai giudici nazionali.
Questa la proposta di Taranto libera:

  • 1. Sporgere querela nei confronti dei soggetti che attentando all’ambiente potrebbero essere ritenuti responsabili dell’insorgenza di una grave patologia inquinamento-correlata.
  • 2. Nel caso in cui si dovesse verificare immotivata richiesta di archiviazione e violazione dei diritti umani, dopo aver ricorso alla Cassazione è possibile rivolgersi alla Corte Europea.
  • 3. ll ricorso alla Corte Europea puo’ essere fatto solo dopo che siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali, cioè fino alla sentenza definitiva in Cassazione e, comunque, non oltre il termine perentorio di sei mesi, a decorrere dalla data di pubblicazione di tale sentenza.
  • 4. Tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avvengono in via epistolare e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto del ricorso. Si puo’ scrivere anche in lingua italiana.
  • 5. Ecco il sito da cui poter attingere dettagliate informazioni in merito

 

 

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