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Telecom. L’avanzata spagnola di Telefonica e la ritirata delle banche italiane

MILANO –  Dopo Wind, Fastweb, Omnitel e H3g l’Italia perde anche il controllo del principale operatore nazionale: la spagnola Telefonica, infatti, sale dal 46 al 65% della Telco, la holding che controlla circa il 22,5 di  Telecom Italia, mentre  Generali-Mediobanca-Intesa Sanpaolo , con il 53% delle azioni della società, scende in minoranza.  Il controllo del maggior operatore italiano di telecomunicazioni passa  così a Madrid.

Si procederà per tappe. 

Nel giugno 2014 è prevista la scissione di Telco, i cui soci potranno mantenere le azioni Telecom uscendo però dal patto parasociale, ma  sempre dal 2014, una volta ottenute le autorizzazioni dagli antitrust brasiliano e argentino, Telefonica potrà acquistare tutto il pacchetto dei soci italiani.
Privatizzata nel 1994, Telecom è stata frutto del “Piano di riassetto del settore delle telecomunicazioni” dell’IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale. Dopo aver creato all’interno del gruppo la TIM per le reti mobili e venduto SEAT, la società è lanciata in borsa nel 1997, ma l’offerta azionaria, con il gruppo di controllo degli Agnelli, rappresenta poco più del 6% delle azioni, non è in grado di resistere all’Opa di Roberto Colaninno, che si porta a casa il 51,02% delle azioni e  debiti, tanti.  Colaninno cede Seat Pagine Gialle, Italtel e Sirti, ma compra TMC e TMC2 da Cecchi Gori Communications.. Nel 2013 la gestione Telco ha ceduto il controllo di La7 e MTV vendendo le sue partecipazioni a Urbano Cairo e Viacom.La  necessità di ricapitalizzare si rende necessaria : nel 2001 è il turno di  Tronchetti Provera e Benetton. Nel 2002 cedono Telespazio, a Finmeccanica. Nel 2005 Telecom s’indebita ulteriormente lanciando un’OPA su TIM, l’acquisto sarà finanziato dalle banche  e l’indebitamento supererà i 40 miliardi. Nel 2006 toccherà a Prodi, con un’operazione “di sistema”, di  evitare, anche  allora, che finisse in mani straniere. ammortizzati in parte anche con denaro pubblico.  Siamo nel 2013, con  Telefonica  che non possiede  meno debiti di Telecom Italia, che ora si fonderanno, e che porta in “corredo” 3000 dipendenti, contro gli 80.000 della Telecom.
Non ci saranno ricadute occupazionali, secondo Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom.
 Ma sta studiando la contromossa il presidente Franco Bernabè, che al consiglio di amministrazione del 3 ottobre potrebbe porre la necessità di un aumento di capitale, tra i 3 e i 5 miliardi.
Al legislatore resta da garantire la neutralità nell’accesso alla rete fissa controllata dagli spagnoli e che Telecom controlla anche le comunicazioni del paese e le linee più riservate. E  ai politici quello che hanno sempre fatto, a salvaguardia del  Paese: nulla.

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