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Alluvioni. I veneti abbandonati dal governo. Scatta la solita demagogia leghista

ROMA – Il maltempo che continua a imperversare nel nord est non ha affatto scosso il governo. Forse il motto: “vota il leon che magna il teron”, ha avuto il sopravvento, nel senso che parliamo di una regione isolata nelle sue convinzioni, i cui abitanti sopno stati sempre abituati ad arrangiarsi da soli e quindi si sentono più forti.

Ma non è così. Non si può fare di tutta un’erba un fascio e soprattutto di fronte a queste drammatiche calamità i cittadini nella loro sofferenza sono tutti uguali indistintamente, siano essi dall’estremo nord o dal profondo sud. Eppure in questo frangente nessuno si è mosso, nessuno ha espresso la sua solidarietà, nessuno ha mandato la cavalleria, quasi fosse un evento, seppur nella sua drammaticità, così distante dal non doversi preoccupare più di tanto. D’altra parte come rientra nella mentalità italiana, finchè non si è toccati nel personale non ci si accorge dell’emergenza che incombe.

Eppure in questi giorni in quella che spesso viene definita come la laboriosa regione per eccellenza, il maltempo ha provocato 3 morti, sono state sfollate almeno 4mila famiglie, si sono allagati  2mila edifici, tra abitazioni e capannoni e quasi 300mila capi di bestiame sono annegati a causa delle incessanti precipitazioni che hanno travolto le campagne. Nello stesso istante tutti i politici tacciono, impegnati nelle loro faccende di galleggiamento politico che li porta a conservare ognuno la propria “carega”, come si dice in dialetto veneto. Tuttavia questa regione, spesso contraddittoria,  non è solo fatta di cittadini opulenti come nella Treviso per “bene”, in cui vengono matematicamente ignorate le  trasformazioni sociali creando quel disagio che innesca inevitabilmente  la ricerca di un capro espiatorio ai propri mali, alle proprie inadeguatezze. Ma c’è anche un mondo di uomini e donne, e sono la maggior parte,  che lavorano e producono incessantemente, spesso nemmeno per i loro interessi personali, molti dei quali ora si trovano in una situazione al limite della sopportazione a causa di una crisi economica che ha messo in ginocchio quello che negli anni ’80 venne considerato il boom economico del nord est.

Ci sono agricoltori, artigiani, operai, impiegati, piccoli imprenditori che dopo episodi come questo, non hanno poi tutte quelle possibilità  di risollevarsi con tanta facilità. Non a caso arriva senza giri di parole la richiesta dal vicepresidente del Consiglio Regionale Veneto Franco Bonfante e dai parlamentari del Pd Gianni Dal Moro e Federico Testa che oggi hanno chiesto  aiuto al governo, affinchè impieghi lo stanziamento di 1miliardo e 200milioni di euro previsto per il Ponte di Messina in questa regione messa in ginocchio. Altri inneggiano allo sciopero fiscale che alla fine alimenta le casse centrali dello stato lasciando le briciole agli enti locali.  Insomma i veneti sono indignati, e c’è da crederlo. Qualcuno azzarda che se tale evento naturale fosse successo da un’altra parte sarebbero partiti tutti i politici in pompa magna per fare la loro passerella e dimostrare l’apparente solidarietà, magari per racimolare con l’occasione qualche voto con le solite promesse da mercante.

I leghisti, invece, si attendono un riconoscimento economico per il Veneto, come ha chiesto oggi Massimo Bitonci in commissione Bilancio alla Camera. Evidentemente il fatto di “tenere il governo per le palle”, come enfatizza spesso il Carroccio si dimostra ancora una volta la solita demagogia leghista. Essere o non essere, recitava Amleto, ma per la Lega evidentemente “esserci” significa occupare gli scranni di Montecitorio. Ne più, nè meno, al pari degli altri colleghi parlamentari con i quali condividono questa traballante legislatura.  Intanto  nel Veneto continua a piovere: governo ladro!

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