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Il premier si precipita nel Veneto allagato, ma il terreno gli sta franando sotto i piedi

Un tentativo disperato di recuperare un minimo di credibilità, mentre l’asse Fini-Casini lo stringe oramai d’assedio. Bossi ha perso tutta la sua baldanza e vuole mediare con Fli. Segno che anche lui ha paura delle elezioni

ROMA – Il premier, insieme al suo sodale Umberto Bossi, si è precipitato in Veneto, dopo che il suo Esecutivo ha abbandonato intere popolazioni sotto due metri di acqua, promettendo, come al solito, interventi sostanziosi e risolutivi entro domani sera. Oltre che soggetto ad un’alluvione politica, il centro-destra sta letteralmente smottando sotto l’azione combinata di Gianfranco Fini e di una pioggia che invoglia sempre di più gli stessi suoi elettori a rispolverare il vecchio adagio “Governo ladro!”. Il distratto elettorato italiano, che nell’aprile 2008, aveva reso una sorta di plebiscito ad un uomo che già aveva dimostrato tutta la sua insipienza politica e la sua incapacità di reggere le sorti di un Paese, ora sta progressivamente riprendendosi dalla letargia televisiva che lo seduce da un quindicennio. Il crollo di Pompei, poi, ha reso plasticamente l’immagine di un ministero oramai allo sbando, con un responsabile dei beni culturali che cerca di discolparsi accusando la carenza di fondi che proprio il suo Governo ha accentuato, con i forsennati tagli lineari di Giulio Tremonti.

L’asse Fini-Casini

Ma picconate ancora peggiori sulla testa del magnate di Arcore stanno provenendo dall’asse, oramai stabile, fra il Presidente della Camera e il leader dell’Udc Pierferdinando Casini (una formazione con un teorico 15% di voti). Ieri, il primo ha avuto ampie rassicurazioni dal leader centrista che non entrerà mai in un Esecutivo che considera oramai decotto e pronto per essere scolato e, allo stesso tempo, quest’ultimo ha invitato alla perseveranza nell’azione di dissoluzione dell’attuale maggioranza, in vista della formazione di una nuova coalizione con un nuovo programma, accettando esplicitamente il premierato di Berlusconi. Oggi Casini sembra spingersi ancora più in là, preconizzando una maggioranza addirittura senza il leader del Pdl. Perché, a suo avviso, è necessario trovare “un presidente del Consiglio che parli il linguaggio della verità, della responsabilità e della impopolarità. Abbiamo infatti un passato di strumentalizzazioni demagogiche che spaziano dal tema del razzismo a quello della sicurezza fai da te. È necessario operare una inversione di tendenza. O la politica gioca a cavalcare questi fenomeni per avere il consenso elettorale oppure si deve porre come barriera contro il loro dilagare”. Poi, non ha nascosto i pericoli che l’attuale fase politica nasconde: “Dobbiamo riconoscere che la fine di Berlusconi aprirebbe una stagione delicata perché rappresenterebbe una ulteriore mazzata alle speranze del nostro paese e che ha confidato prima nella seconda Repubblica e poi nell’attuale premier. C’è il rischio che ci sia un aumento del fenomeno del rifiuto del voto, che cresca la disillusione politica anche a causa della crisi”.  Ci vorrebbe, insomma, un governo di solidarietà nazionale, perché l’attuale premier “con la sua enfasi ha generato una montagna di equivoci e ora la gente giustamente non gli crede più. È stata la sua incontinenza verbale a provocare le reazioni di oggi”. Se non è un “de profundis” per il Cavaliere, poco ci manca.

L’incontro fra Bossi e Fini

Stando ai retroscena raccontati dalla stampa, Umberto Bossi, con il suo solito fiuto politico, avrebbe compreso la drammaticità della situazione per la sua maggioranza. “Qui finisce che mandiamo alle ortiche il federalismo” avrebbe detto a Berlusconi, proponendosi per il ruolo di mediatore e cercare, così, un accordo con il leader di Fli. L’incontro fra i due potrebbe tenersi giovedì. D’altronde, lo stesso Fini ha lasciato una porta aperta per un accordo strategico, che passi attraverso le dimissioni di Berlusconi, un reincarico e la formazione di una nuova maggioranza aperta ai centristi. Ma Berlusconi non si fida. “Ma non hai capito che vogliono affossarmi?” avrebbe risposto al leader del Carroccio, “costringendomi a dimettermi per tentare un governo tecnico?”. Bossi ha insistito, perché non vede alternative. La spavalderia di un mese fa deve essere terminata, se ora è lo stesso capo delle camicie verdi a tentare tutto il possibile per evitare il voto anticipato. Ma è evidente che anche Bossi e Berlusconi giocano su due tavoli diversi. Il primo ha come punto centrale della sua azione la realizzazione concreta del federalismo; il secondo ha il disperato bisogno di essere protetto dalle alte mura di Palazzo Chigi, perché altrimenti dovrebbe affrontare almeno i due processi per lui più pericolosi (quello legato alla vicenda del legale inglese Mills, già condannato, e l’altro imperniato sui diritti televisivi di Mediatrade). È evidente che anche la formazione di una nuova maggioranza, con Fini e Casini, non rende molte certezze al Cavaliere, che vedrebbe bocciati tutti i provvedimenti “ad personam” di cui ha disperato bisogno. Ed è per questo che sente, da qualche giorno, scoccare con sempre maggior forza le campane a morto per la sua vicenda politica.

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