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Dino De Laurentis: “Il neorealismo è un’invenzione dei giornali”

ROMA – Di Dino De Laurentis è famosa questa dichiarazione alla stampa: “Il neorealismo fu inventato dai giornali. Affermarono che alcuni registi e sceneggiatori vollero fare il neorealismo. Ma non è vero. L’industria italiana del cinema era cosi povera che non c’erano soldi per gli studios, per creare dei set, per andare dappertutto. Cosi si doveva girare tutto per strada”. 

Paradosso di grande saggezza che illumina come la creatività prescinda dal denaro.

Dino era nato l’otto agosto del 1919 a Torre Annunziata, figlio di un piccolo produttore di pasta vendeva per strada gli spaghetti di suo padre. Sognava però di diventare attore e,  recatosi nella capitale, si iscrisse al neonato “Centro sperimentale di cinematografia” nel biennio 1937-1938. Disse di aver preso la decisione di spostarsi  dietro la macchina da presa “ dopo essersi guardato allo specchio” e da qui la fortunata carriera di produttore  attraverso la quale scriverà mezzo secolo di storia del cinema mondiale.

Dino De Laurentis si è posto all’avanguardia della rinascita culturale post-bellica come una delle forze trainanti di quel cinema neorealista che diceva essere stato “inventato” dai giornali. Gli anni Cinquanta lo videro in collaborazione con il produttore Carlo Ponti. Successi prodotti dall’ etichetta  Ponti-De Laurentis  sono Totò a colori (1952),  primo film a colori mai realizzato in Italia di Steno, al quale fanno seguito numerosi altri importanti opere, come Europa ’51 (1952) di Roberto Rossellini, Anni facili (1953) di Luigi Zampa, fino alla consacrazione definitiva con La strada (1954) e Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini, due film che vinceranno entrambi il premio Oscar per il miglior film straniero.

Nel 1972 la legge italiana sul cinema cambiò e i sussidi vennero riservati solo ai film con il 100% di produzione italiana (fino ad allora bastava il 50%). Così De Laurentiis decise di trasferirsi negli USA. Negli Stati Uniti fondò la De Laurentiis Entertainment Group. L’Italia perse un grandissimo produttore che avrebbe potuto incidere sul futuro della nostra cinematografia. Lungimirante sostenitore della internazionalità del cinema, De Laurentis allargò la sua sfera operativa al più agguerrito mercato cinematografico americano, dove trionfò con un alternarsi di successi critici e commerciali. L’acume imprenditoriale che ne ha caratterizzato il lavoro fin dall’esordio, lo portò a introdurre il concetto di “prevendita” di una pellicola – garanzia di massimizzazione degli introiti e maggior controllo creativo da parte del produttore –   adottata in seguito come comune pratica di mercato da tutti.

Lascia sei figli: Veronica, Raffaella, Federico e Francesca avuti da Silvana Mangano con la quale si era sposato nel 1951; Carolyna e Dina nate dalla sua seconda moglie Martha Schumacher, sposata nel 1990.

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