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Maroni legge proclami ed Endemol dovrebbe pagare i diritti a Umberto Eco

Record di ascolti a “Vieni via con me”, dove il ministro degli interni, che aveva già occupato la televisione per circa tre ore nei giorni precedenti, ha letto un autoelogio in puro stile arcoriano. La trasmissione appare sempre più un clone di “Vertigine della lista”

I format sono il nuovo orizzonte televisivo ma spesso la loro supposta “originalità” fa ridere, evidenziando altresì tutta l’inconsistenza dell’”autorialità” televisiva. “Endemol”, l’agenzia di produzione di format, di cui è azionista di maggioranza Mediaset, sforna “idee” a getto continuo ma di originale si vede sempre assai poco. Quando poi l’originalità si associa a Fabio Fazio, le cose diventano problematiche.

Prendiamo, come esempio, “Che tempo che fa”, il “format” endemoliano per eccellenza. Qualcuno è in grado di dire dove sia la sua formula originale, se non quella del solito, trito, ritrito talk-show? Forse l’originalità deriva dall’associazione fra striminzite previsioni meteorologiche e la presentazione dell’ultimo libro di Umberto Eco?

A proposito dello scrittore di Alessandria. Ma possibile che nessuno si sia accorto che “Vieni via con me” – ancora un format (si fa per dire) – è preso di peso da uno dei suoi ultimi libri, “Vertigine della lista” (che Fazio presentò soltanto qualche mese fa)? Pubblicato da Bompiani nel novembre 2009, il libro di Eco è un’antologia di vedute letterarie e iconiche sulla “lista” e sul senso di profonda vertigine che essa ha prodotto in duemila anni di storia dell’arte. Frutto di una serie di conferenze che lo scrittore ha tenuto per il Louvre, il libro è una vera e propria opera rabdomantica, tesa a rintracciare il filo che lega le elencazioni di oggetti, di nomi, di numeri, di donne (si pensi al sublime e celeberrimo catalogo mozartiano letto da Leporello sulle conquiste di Don Giovanni). Ebbene, non c’è alcun dubbio che “Vieni via con me” ha ripreso l’idea di Eco, spacciando per “stile” della trasmissione una vera e propria trasmigrazione in odore di plagio. Forse sarebbe stato il caso – se non di pagare i diritti ad Eco (che sicuramente non ne ha bisogno) – almeno di citarlo nei titoli di testa come autore del soggetto.

Ma Maroni non ama le liste

Ieri sera, per giunta, dopo il solito abbondante veltronismo, vale a dire una melassa che scolora immigrazione, buona morte, repressione, suicidi in carcere, è stato imposto anche l’imbarazzante autoelogio del ministro Roberto Maroni, che d’altronde aveva già occupato il digitale terrestre nella settimana precedente per smentire le “interlocuzioni” fra Lega e ‘ndrangheta. Un Maroni ecumenico, s’intende, come nello stile faziano, che si è detto perfino d’accordo in una maggiore integrazione economica fra Nord e Sud per sconfiggere la criminalità organizzata (ma Bossi è d’accordo?). Un Maroni prestidigitatore, che riesce a vantare incredibili successi nella lotta alla mafia governando insieme a Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri e vedendosi impedito nello scioglimento del Comune di Fondi in ossequio a interessi politici superiori. Insomma, un novello Houdini.

La stella di Saviano

Diciamolo senza infingimenti: se non ci fossero le lezioni magistrali dell’autore di “Gomorra” e qualche sprazzo quasi geniale (come l’esibizione di un bravissimo Davide Anzalone), il “format” endemoliano ben difficilmente giustificherebbe ascolti così eclatanti (9,6 milioni, share al 31,60%). È la forza delle parole di Saviano a fornire quel “quid” che nobilita la trasmissione, la sua denuncia di fatti e persone di cui il grande pubblico non sa nulla. Già solo per questo, bisogna parlare bene del programma, che infatti fa saltare i nervi a gente come quelli de “Il Giornale” che, preda dell’ennesimo raptus da lista di proscrizione, sono riusciti nei giorni scorsi a lanciare una raccolta di firme “contro” lo scrittore, fra l’altro miseramente fallita.

Ma sicuro che non c’è altro modo per portare in televisione la passione civile di Roberto? Sicuro che i suoi racconti non potrebbero essere linfa per reportage televisivi, magari affidandogli una telecamera ed un microfono? Sicuro che le sue lezioni magistrali debbano risaltare fra un proclama di Roberto Maroni e una lista di Renzo Piano? E soprattutto: sicuro che il suo talento debba rientrare nei listini pubblicitari di “Endemol”?

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