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Diplomazia Usa senza segreti. Ecco cosa c’è nei documenti di Wikileaks

In rete l’inizio delle trasmissioni. Ce n’è per tutti. Gli americani spiavano tutto e tutti, compreso il Segretario generale delle Nazioni Unite Bak-ki-Moon. In un documento si inviano informazioni sulle “feste selvagge” organizzate da Silvio Berlusconi

ROMA – Eccoli, in questo momento è possibile consultare parte dei 250 mila “cable” (per la precisione, 251.287) che El Pais, il Guardian e il New York Times hanno messo in rete e che coprono un periodo di circa due anni, terminante nel febbraio del 2010. È un materiale sterminato sulla diplomazia Usa, potenzialmente produttivo di una crisi diplomatica mondiale senza precedenti. Una delle notizie più clamorose è che gli Usa spiavano non soltanto i Governi considerati “nemici” ma anche – o forse soprattutto – quelli considerati “amici”. Tutta la dirigenza delle Nazioni Unite, a partire dal segretario Bak-Ki-Moon e dalle rappresentanze diplomatiche dei Paesi facenti parte del Consiglio di sicurezza, erano “attenzionati” (i dati si riferiscono al 2009) dai servizi di sicurezza americani. Le direttive prodotte dall’amministrazione americana riguardavano operazioni finalizzate a conoscere i modi di comunicazione dei funzionari Onu di alto livello per carpirne i report e le comunicazioni con i loro Paesi di appartenenza. I documenti secretati e pubblicati da Wikileaks mostrano come le indagini riguardassero ogni aspetto della comunicazione degli uffici e del personale del Segretariato generale delle Nazioni Unite. L’obiettivo era evidentemente quello di controllare il flusso di informazioni su un livello globale. Secondo quanto scrive Il “Guardian”, “le operazioni così prodotte coinvolgevano ogni livello di ‘intelligence’ delle agenzie coinvolte”; quindi, si è trattato di operazioni condotte su larga scala e dal costo esorbitante, ciò che dimostra l’enorme importanza che l’amministrazione di Washington assegnava a questo genere di informazioni strutturate.

L’Arabia Saudita chiede l’intervento militare in Iran

Un’altra notizia clamorosa riguarda la posizione assunta dal governo saudita nei confronti dell’Iran. Secondo la documentazione messa in rete, infatti, il re saudita Abdullah ha ripetutamente e con insistenza invitato gli Usa ad intervenire militarmente in Iran per impedire che il Paese degli ayatollah potessero dotarsi dell’armamento atomico. Le pressioni della dinastia saudita, unitamente a quelle israeliane e di altri Paesi quali l’Egitto e gli Emirati arabi uniti,  finalizzate ad un intervento militare in Iran, erano dettate dalla convinzione che il programma nucleare di Ahmadinejad potesse portare rapidamente ad una guerra dagli effetti devastanti. Lo stesso segretario alla difesa Robert Gates sottolinea come “rischiamo una proliferazione nucleare nel Medio Oriente, ed una guerra con Israele, oppure entrambe le cose”.

Relazioni dettagliate

Negli oltre 250 mila documenti diffusi in rete, vi sono analisi che riguardano in particolare:

– una grave preoccupazione (in inglese “fears”, angoscia) a Washington e a Londra per il programma di armamenti atomici intrapreso dal Pakistan;

– documentazione riguardante il governo russo e la criminalità organizzata;

– posizioni duramente critiche sulle operazioni belliche condotte dall’esercito inglese in Afghanistan;

– proteste per i comportamenti inappropriati di alcuni membri della famiglia reale inglese;

– considerazioni assai critiche provenienti dal personale diplomatico americano a Londra e riguardanti vari livelli politici del Paese, con giudizi anche sferzanti sul leader David Cameron;

– dettagli sul negoziato segreto fra Usa e Russia sui missili a testata atomica;

– considerazioni sul colonnello libico Gheddafi, che sarebbe assistito in permanenza da una “voluptuose blonde” infermiera ucraina;

– informative riguardanti le “feste selvagge” organizzate dal premier italiano Silvio Berlusconi.

Ma siamo soltanto all’inizio. Di sicuro c’è che le Capitali europee e di molti Paesi arabi, questa notte, non dormiranno.

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