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Buongiorno, onorevole Guzzanti. Finalmente, si è svegliato!

ROMA – Lui si chiama Paolo Guzzanti e fa il deputato. È anche un ottimo imitatore. Famosa rimase quella di Sandro Pertini e la sua telefonata in diretta a “Indietro tutta”, la trasmissione “cult” di Renzo Arbore, che ovviamente comprese immediatamente la parata e fece finta di crederci.

Una vita professionale a “Repubblica” e tenuto in grande considerazione come inviato di punta scalfariano. Per il quotidiano di De Benedetti, Guzzanti fu caporedattore e inviato speciale ma poi, nel 1999, a distanza di cinque anni dalla “discesa in campo” del magnate di Arcore, Guzzanti diventa berlusconiano, così, come Saulo di Tarso, cioè San Paolo, divenne cristiano. Un’inversione a 360 gradi, non insolita nel nostro Paese. Quasi subito diventa un ascoltato consigliere del “principe”, viene promosso a rango di parlamentare, diventa vicedirettore de “Il Giornale”. Da sinistra a destra, una virata completa, da navigato capitano di lungo corso.

Poi – ma è storia di qualche anno fa – una nuova virata: Guzzanti si scopre “liberale”; non solo, ma intravede in Berlusconi il contrario del suo pensiero. Deve essere stata una crisi di coscienza macerata e dolorosa. “Il traditore è Berlusconi che ha abbandonato la sua promessa di politica liberale andando verso tutto ciò che è illiberale” dice oggi in un’intervisita al suo vecchio quotidiano, “La Repubblica”. Di Belpietro, che ha messo la sua foto segnaletica sul numero di venerdì di “Libero”, con tanto di e-mail, definendolo un “traditore”, dice: “non pensa che uno può stare o meno con Berlusconi perché condivide la sua politica in un certo periodo e poi non l’apprezza in un secondo momento”.

Già. Peccato che ci sia un problema, non intravisto dal Guzzanti antiberlusconiano di adesso. Quando, in quali occasioni, dove e con chi il magnate di Arcore si è mai dimostrato un “liberale”? Quando, in quali occasioni, dove e con chi ha avviato o soltanto pensato una politica liberale? Cerchiamo di capire, perché in Italia, a seguire i tortuosi percorsi di personaggi come Guzzanti, si finisce per cadere preda di durature emicranie.

Nel 1990 è approvata la famigerata “legge Mammì”, che di “liberale” non ha nemmeno il profumo, nemmeno l’inchiostro con cui è stata scritta. Fu la legge introdotta da Bettino Craxi e fortemente voluta dall’allora Tycoon di Canale 5 e prevedeva l’esistenza di un duopolio pubblico-privato in campo televisivo. Liberale? Nel marzo 1994, il medesimo proprietario, dopo la “discesa in campo”, vince le elezioni contro la “gioiosa macchina da guerra” dell’armata Brancaleone di Occhetto. Sale a palazzo Chigi con un conflitto di interessi mai sperimentato in nessun altra democrazia occidentale, per quanto capitalistica. Può decidere, in tutta solitudine, destini, vita e miracoli del sistema televisivo, di banche, assicurazioni, grande distribuzione, pubblicità, editoria ed ora anche di politica. Liberale? Nel luglio 2004, il solerte ministro Franco Frattini disegna  sul corpo mistico del Capo una legge sul conflitto di interessi, che praticamente così regola la materia: Berlusconi può rimanere pacificamente sulla poltrona di primo ministro, a condizione che non assuma cariche direttive nelle sue imprese, di cui rimane proprietario, incassa i dividendi, decidendo, ad esempio, che lo Stato finanzia i decoder grazie ai quali le sue imprese vendono il digitale terrestre a milioni di persone, cambiare le leggi che gli sono avverse, farsi sconti su sanzioni tributarie a contenzioso in via di svolgimento. Liberale? Una volta tornato al governo per la terza volta (2008), abolisce le “lenzuolate” di Bersani in materia di ordini professionali (ripristinando le tariffe minime), stoppa le privatizzazioni o comunque se ne disinteressa, ostacola la nascita e la diffusione di televisioni sul web, perché potrebbero dare fastidio al suo network, rafforza il più grande monopolio legale mai esistito in Italia (Raiset), ostacolando giornalmente le imprese del suo acerrimo rivale, Rupert Murdoch, proprietario di Sky. Liberale? In capo politico, disprezza il Parlamento e il parlamentarismo, impone corsie preferenziali alle leggi di iniziativa governativa, accantonando tutte quelle di origine parlamentare, si assopisce a bella posta durante i dibattiti, piazza tutti i suoi fedeli nei posti chiavi dell’amministrazione (sempre con un occhio di riguardo verso il “suo” sistema televisivo). Liberale?

È molto probabile che Paolo Guzzanti, nel 1999, sia stato preda di una letargia durata dieci anni, insomma, che abbia dormito. Quindi, non ci resta che augurargli: buongiorno!

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