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Berlusconi compra, Fini tentenna, Casini s’impenna

ROMA – Che a Gianfranco Fini non sia andato tutto bene lo dimostra, nelle ultime ore, la sua decisione di riunire il gruppo per “prendere una decisione comune”. Partecipano i coordinatori regionali. All’uscita, bocche cucite ma salta fuori che il leader ha ribadito ai suoi che Berlusconi deve prima dimettersi, altrimenti Fli voterà la mozione di sfiducia che ha presentato in Parlamento.

Si sa però che Fli – dopo l’incontro di ieri fra Bocchino e il premier – prospetta che, se il magnate di Arcore si farà da parte prima della data fatidica del 14 dicembre, entro 72 ore riceverebbe l’incarico e così lo rivoterebbero con nuova maggioranza e nuovo programma. Chiosa Antonio Di Pietro: “Se i finiani hanno perso la fiducia nel governo, rispondano alle questioni che hanno posto e siano coerenti con se stessi: non devono fare un passo indietro”, altrimenti sono “non uno, ma 72 giuda”.

Ma figuriamoci! Fini ha compiuto le fatiche d’Ercole per mantenere insieme la sua truppa, dovendo ogni giorno precisare che lui, con la sinistra, non ci andrebbe mai (e nemmeno la sinistra). C’è gente, come l’ avvocato romano Giuseppe Consolo (quinto parlamentare più ricco, con oltre tre milioni di euro l’anno, già difensore di Clelio Darida e Flaminio Piccoli), che, soltanto a immaginare di torcere un capello al suo idolo di Arcore, gli prende una colica al duodeno. E quindi, l’innovatore della destra italiana ha dovuto giornalmente fare due passi in avanti ed uno indietro. Per non disperdere la truppa.

Ed è così che, in queste ultimi giorni, il grido di battaglia di Bocchino e Briguglio si sta velocemente tramutando in un invito alla calma, a non precipitare le cose. Insomma, sfiducia, certo, mica stiamo giocando, ma soltanto per tre giorni (72 ore, appunto), che poi tutto s’aggiusta, imbarcando Casini e ottenendo un centro-destra nuovo di zecca. All’ora di pranzo, per non perdere la faccia, emerge la “nota ufficiale” del partito, che ribadisce: “Se Berlusconi non prenderà atto della necessità di aprire, attraverso le sue dimissioni, una nuova fase politica, Fli voterà la sfiducia”. Ecco, è uscita la frase magica: “fase politica nuova”. Nel gergo della prima Repubblica (mai trapassata) essa era il sinonimo esatto di “maggiore visibilità” di un partito della coalizione. Quando si pretendeva una o due poltrone in più, si faceva ricorso alla “fase politica nuova”. Insomma, siamo alla classica situazione in cui la montagna ha partorito il topolino o ancora meno.

D’altronde l’Italia politica è quello che è. Antonio Razzi, deputato dell’Idv eletto all’estero, ha finalmente deciso di andarsene dal partito, emigrando in “Noi sud”, particella molecolare del berlusconismo di fine impero e ha annunciato che voterà la fiducia. Razzi è quello che, in un’intervista a “Repubblica” al tempo del dibattito sulla fiducia al governo di fine settembre, disse che emissari di Arcore gli avevano fatto capire di non preoccuparsi eccessivamente dei pagamenti delle sue rate del mutuo ipotecario (“Che problema c’è?”). Insomma, ci sono anche le crisi di coscienza bancarie. Massimo Calearo, industriale del triveneto e geniale trovata del lucido Lao-Tse- Veltroni, che lo inserì nelle liste del partito nel 2008, ha annunciato che si asterrà, o voterà a favore. Altri mal di pancia si annunciano per Domenico Scilipoti (Idv) (per Luigi De Magistris “questi personaggi osteggiano la crescita del partito, impedendo l’impegno politico di tanta gente per bene”), Bruno Cesario e il già citato Calearo, i quali convocano addirittura una conferenza stampa per dire che non sono d’accordo fra di loro e voteranno disgiuntamente, chi la sfiducia, chi la fiducia, chi l’astensione. Non si sa ancora come abbiano accolto la notizia a Wall Street.

Nel marasma si nota l’assenza di Casini. E Pierferdy? Dov’è? Berlusconi lo voleva a pranzo ma lui non si è fatto vedere. Ufficialmente, tifa per Gianni Letta for president, non riuscendo a spiegarci quali sarebbero mai le differenze fra un esecutivo di Letta ed uno di Berlusconi. Pare che la sintonia con Fini sia ai minimi termini. Chi è il più bello del reame? Forse il 14 dicembre si voterà anche su questo.

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