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Wikileaks. E’ guerra informatica tra hacker pro e contro Assange

ROMA – Gli attivisti hacker pro Julian Assange lo avevano annunciato e ora l’attacco Ddos, Distributes denial of service, è partito in grande stile.

Così il campo di battaglia  per rivendicare il boicottaggio ai danni di Wikileaks si è spostato su uno dei settori più sensibili al mondo: quello informatico. Anonymous, gruppo hacker aveva già preso di mira Paypal, Amazon  e le poste svizzere, da quando avevano bloccato le donazioni, unica forma di sostentamento del sito Wikileaks. Un atteggiamento che non ha gradito la società  Datacell,  con base a Reykjavik  che consente a Wikileaks di ricevere donazioni tramite carte di credito e bonifici, la quale ha annunciato che querelerà la Visa per il suo comportamento  gravemente lesivo. Poi è stata la volta di Visa e Mastercard, dopo la sospensione dei bonifici sotto l’incalzante pressione degli Stati Uniti che accusano Assange di spionaggio. Ma non solo.

Anche il social network Twitter sembra essere iscritto nella lista nera degli hacker, dopo il blocco imposto ai sostenitori di  Wikileaks, “Operation Payback”. E non è tutto. Secondo quando si apprende sarebbe stato attaccato anche il sito della repubblicana Sarah Palin, che  pochi giorni fa si era fatta riprendere dalla telecamere mentre sparava, uccidendo con un fucile da caccia grossa  un caribù. Un macabro giochetto da sadici che ha fatto scatenare gli animalisti, ma anche gli hacker molti dei quali sono impegnati anche sul tema ambientalista. Nel frattempo sul fronte opposto sono scesi in campo altri hacker, ma questa volta nemici di Wikileaks, i quali probabilmente avranno percepito un lauto compenso dagli Stati Uniti affinchè mettano fuori gioco i siti d’informazione che stanno divulgando i cablogrammi top secret.

A fare le spese del primo attacco coordinato è stato il server del quotidiano libanese  al-Akhbar che ha provocato l’oscuramento del portale. Nei giorni scorsi il giornale aveva pubblicato i documenti riservati sul Libano e sul Tribunale speciale  incaricato di fare luce sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri, ucciso a Beirut il 14 febbraio del 2005 insieme ad altre 22 persone. Un tema molto sentito nel paese che tocca inevitabilmente i delicati equilibri in gioco nell’area medio orientale.  

Ora è indubbio che questa guerra informatica che si sta delineando possa creare un vero e proprio scompiglio su tutta la rete web. La tecnologia, infatti, è uno strumento di vitale importanza il cui  uso coinvolge direttamente o indirettamente tutti. Dai siti sensibili della pubblica amministrazione a quelli delle grandi multinazionali, ai grandi monopoli bancari, quest’ultimi tra l’altro prossime vittime di Wikileaks, come annunciato da Julian Assange. Insomma una battaglia che si gioca in rete e che potrebbe alla fine destabilizzare un sistema  su cui poggiano gran parte delle informazioni sensibili.
Gli hacker di Anonymous ieri avevano lanciato un proclama: “Fire, fire, fire”, che in pratica ordinava a tutti gli attivisti ad aprire a raffica il fuoco cibernetico contro i nemici di Julian Assange.

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