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Diario della crisi. I pm romani indagano ma il Cardinal Bertone sostiene il Caimano

Aperti due fascicoli sulle ipotesi di reato di compravendita di parlamentari da parte dei berlusconiani. Il magnate di Arcore ostenta sicurezza in vista del voto di sfiducia.

ROMA – La Procura di Roma apre due fascicoli sull’ipotetico “mercato dei voti” in Parlamento: uno dopo un esposto presentato dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, l’altro autonomamente, a seguito di notizie apparse sulla stampa. Notevole lo sdegno del Pdl: “L’intervento della procura di Roma è gravissimo e apre una questione istituzionale molto rilevante perché‚ costituisce una gravissima intromissione nella libera dialettica parlamentare”, lamentando il doppiopesismo dei pm romani, che a nulla del genere hanno pensato quando sono stati altri i parlamentari a cambiare casacca (dal Pdl all’Udc o ad altro partito). L’ipotesi non tiene conto dell’obbligatorietà dell’azione penale che scatta a seguito di una denuncia o di un esposto. Antonio Di Pietro spiega la situazione: “Ho sentito il dovere di informare la procura di Roma – dichiara all’ANSA Di Pietro lasciando gli uffici giudiziari di Via Varisco – dei fatti gravissimi che stanno avvenendo in Parlamento. E ho deciso di rimettere al procuratore la valutazione se si tratti esclusivamente di uno scandalo politico o di fatti penalmente rilevanti”. Secondo Di Pietro, dietro il passaggio con la maggioranza di alcuni deputati dell’opposizione (due dei quali eletti con le liste dell’Idv) ci sarebbero pratiche “penalmente rilevanti, che coinvolgono esponenti politici nelle istituzioni parlamentari e che in un Paese civile non dovrebbero mai accadere”. L’ex pubblico ministero di Mani pulite ipotizza il reato di corruzione o di concussione.

Certo è che i berlusconisti ostentano una calma sospetta. Da cosa deriva questa loro sicurezza riguardo al voto di fiducia del 14 dicembre? Il pallottoliere è stato consegnato a persona di fiducia: trattasi di Denis Verdini, che in tutti questi anni ha mostrato di saper contare e bene. Lui, il magnate di Arcore ostenta una granitica volontà: “Il governo andrà avanti e non si lascerà prendere dalla temperie delle pazzie politiche in corso”, dice all’inaugurazione dei lavori della nuova stazione ferroviaria romana del tiburtino. Sembra Mussolini quando annunciò che sarebbe stato esiziale per le reni della Grecia. Il democratico più veltroniano di tutti, cioè Walter Veltroni, presente all’inaugurazione, chiosa sarcastico: “Sono rimasto colpito dal fatto che il presidente del Consiglio abbia parlato un po’ come costruttore e un po’ come capo del Governo, dicendo che ci sono tante licenze che attendono di essere approvate. Verrebbe da dirgli che si rivolgesse al presidente del Consiglio se non avesse questa forma di sdoppiamento inquietante”. Un ghigno beffardo si disegna sul viso di Silvio Sircana, ex portavoce di Romano Prodi: “Nei due anni dell’ultimo governo Prodi, Berlusconi non faceva che profetizzare l’implosione della maggioranza di centrosinistra. Ecco, quella profezia gli si sta ritorcendo contro”.

Ma nessuno tiene conto del settebello in mano a Berlusconi. Non si sa quanto gli sia costato ma il fatto è che vincere la mano di scopa del 14 dicembre vuol dire dichiarare il fallimento dell’attacco dei finiani. “Tutto questo baillame per non riuscire a sfiduciarmi!” dichiarerebbe a quel punto lo zar di Arcore. A quel punto la palla tornerebbe al centro e lo stesso zar potrebbe decidere quando, come e con quali prospettive chiedere le elezioni anticipate al Capo dello Stato ma da posizioni di forza, invece di doverle pietire senza più una maggioranza in un ramo del Parlamento. Lo stesso Gianfranco Fini oggi ha parlato di “apertura del calcio mercato”, a proposito della supposta acquisizione di consensi a suon di euro che si starebbe svolgendo in Parlamento.

Intanto, per “Famiglia cristiana”, siamo in una situazione peggiore di tangentopoli. Il settimanale cattolico, in un articolo sul suo sito on-line, scrive che “quotidiani sono pieni di dettagli su questo tariffario, rispetto al quale le mazzette di Tangentopoli sono acqua fresca”, per poi precisare: “La sensazione è che, se non tutto, quasi tutto sia vero. E che i trenta denari abbiano assunto forme più moderne, ma senza cambiare significato”. Alla faccia del segretario di Stato Tarcisio Bertone che, incontrando lo zar di Arcore l’altra sera, ha ribadito implicitamente il suo amore imperituro per l’indefesso finanziatore delle scuole cattoliche, quelle dalle super-rette che istruiscono le future classi dirigenti timorate del buon Dio. Proprio Bertone deve essere la suprema consolazione, nonché il lavacro, dello zar, ancora attinto da senili e irrefrenabili pulsioni che ne fanno un inguaribile “viveur” notturno. Ma che vuole che sia, Cavaliere mio, gli dice il super dotato segretario di Stato: c’è ben di peggio al mondo e non saranno le sue minorenni a far avvicinare Santa Romana Chiesa ai poveri del Vangelo. Che Dio ce ne scampi!

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