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Il Caimano e i caimani, ovvero teoria e prassi dei ribaltoni

La madre (e il padre) di tutti i “ribaltoni” fu il passaggio di Giulio Tremonti con il magnate di Arcore nel marzo del 1993. Era stato eletto con la lista di Mariotto Segni, avversa alla destra. Da allora, Berlusconi e i suoi Capezzoni non fanno che gridare al “golpe” in caso di ribaltoni. Accusando perfino la sinistra di “doppia morale”

ROMA – In quasi tutti i talk show politici è possibile udire la destra scalmanata, che caratterizza questo sfortunato Paese, parlare di “doppia morale” della sinistra. Una sorta di tormentone, di leit-motiv agitato ogni volta che le opposizioni denunciano un dei tanti scandali che attanagliano il potere berlusconiano. “Anche voi avete acquisito deputati…”, “Anche voi avete candidato un assassino…” e così via. Non si denuncia il fatto di aver rapinato una banca, ammettendo l’errore etico, ma si denuncia il fatto che anche gli avversari lo hanno commesso.

Oggi l’attenzione viene captata dalla compravendita di deputati, sulla quale la Procura romana ha aperto un fascicolo (modello 45, senza indicazione del reato e contro anonimi), sulla quale si scarica l’ennesima logica dell’ “Anche voi”. Furiosi come Orlando quando viene a sapere degli amori di Angelica e Medoro, i berlusconisti gridano alla consueta “intromissione” della magistratura nei poteri della politica: secondo loro, qualsiasi deputato, e tantomeno un ministro o presidente del consiglio, non dovrebbe mai essere indagato, anche se ha commesso una rapina in banca, perché un magistrato non può “intromettersi” nel campo della politica, anche quando quest’ultima consiste, appunto, nelle depredazioni fraudolente.

Ora i furenti si impegnano a gridare contro l’ipotesi che chi ha perso le elezioni non può formare un governo senza la sanzione popolare. Per loro, la volontà degli elettori è sacra e questa ha sancito che gli unici a poter governare sono i pidiellini e i leghisti, che fecero incetta di voti nell’aprile del 2008 (non i finiani, che pur avendo vinto sono dei “traditori”). Qualsiasi modifica di questo quadro, che non passi per il vaglio delle urne, è un sozzo “ribaltone”, addirittura un “golpe”. Ma – a proposito di quella “doppia morale” di cui accusano la sinistra – come bisogna chiamare quella cui, con plastica evidenza, ricorre la destra? Massimo Calearo, eletto impropriamente nelle liste del Partito democratico veltroniano nel 2008, sarebbe disposto a votare per l’attuale maggioranza, dopo aver fatto il suo coerente salto mortale dal centro-sinistra alla destra. Per lui si prospetta addirittura un posto nel nuovo esecutivo, come vice-ministro. Ma non è la stessa cosa? Uno sconfitto – Calearo – diventerebbe vincitore a seguito di una bieca “manovra di palazzo”, che secondo i puristi della destra è tradizionale lavorìo di una sinistra maneggiona e figlia della “vecchia politica” della “prima Repubblica”! Per non parlare, poi, dei dipietristi Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, che hanno traslocato nella destra. Ma non è un ribaltone? Un’operazione odiata, dileggiata, bombardata dai vari Capezzone, Cicchitto, Bondi, Straquadanio, Quagliarello? Ci si faccia capire: se, l’attuale legge elettorale (il “porcellum”) non consente la formazione di governi non usciti vincitori dalle urne, consente comunque che pezzi dell’opposizione facciano il tragitto inverso, cioè da sconfitti diventino vincitori?

Ora ci tocca ricorrere ad una frase che odiamo: “delle due l’una”: o il “porcellum” ha vanificato quanto prevede espressamente l’articolo 67 della Costituzione (“divieto di mandato imperativo”), per cui ogni parlamentare è libero di cambiare schieramento politico, impedendo la formazione di nuove maggioranze senza la conferma elettorale e quindi non ammettendo nemmeno i salti di campo (chi è stato sconfitto rimane sconfitto e dunque all’opposizione), oppure così non è – come la formazione di un nuovo governo con ministri e vice-ministri presi nel campo avverso – ma allora la regola deve essere bi-direzionale, valida sia per la destra-sinistra, sia per la sinistra-destra ed impedire che i Calearo, i Scilipoti ed i Razzi possano cambiare lo schieramento politico di appartenenza.

Se guardiamo alla storia del berlusconismo, ci accorgiamo che il vero propugnatore, ideologo e teorico del “ribaltonismo” è proprio la destra berlusconista. Ed esiste anche un atto di nascita certificato della dottrina: marzo 1994. Il fresco vincitore delle elezioni politiche, cioè il Caimano, pesca nel campo avverso (nello schieramento che allora faceva capo a Mariotto Segni, schierato con Occhetto e la sua “gioiosa macchina da guerra”, addirittura il nuovo ministro dell’economia Giulio Tremonti. E da allora, il richiamo delle sirene di Arcore non ha smesso di attrarre energie nuove dell’opposizione: nel 2006, il peso massimo (nel senso della stazza) Sergio De Gregorio, eletto con l’Idv, passa armi e bagagli con la destra e diventa addirittura presidente della Commissione difesa del Senato (con tanto di super stipendio aggiuntivo a quello di parlamentare). E poi ci sono quelli di oggi, con decreti ingiuntivi notificati o mutui da 150 mila euro da pagare, deputati “border line”, prontissimi al salto della quaglia. Ma per loro non c’è il furore dei Capezzone contro i “traditori”, c’è solo comprensione e accondiscendenza, forse a sei zeri.

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