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Terza Fiera editoria Bazlen. Atmosfere così care a Joyce…

TRIESTE – Dal 17 al 19 dicembre si rinnova a Trieste il terzo appuntamento con la Fiera dell’editoria Bobi Bazlen.

Dedicata al lavoro culturale “di progetto”, quello che a prescindere dal volume di affari predilige le idee.  La Bobi Bazlen riunirà anche quest’anno, nella splendida cornice dello storico caffè letterario San Marco, un manipolo di case editrici italiane e straniere.

Ogni editore ci sarà con i propri libri e i propri autori, impegnati in incontri e letture pubbliche. Per Vallecchi il curatore, Claudio Ongaro Haelterman, presenterà la prima traduzione italiana di “Adan Buenosayres”, romanzo-chiave dell’opera di Leopoldo Marechal, capolavoro della letteratura argentina del Novecento. Per Amos il giornalista, scrittore, regista e traduttore Roberto Ferrucci (“Andate e ritorni”, “Terra rossa”),  parlerà della genesi del suo romanzo “Sentimenti sovversivi”, appena uscito in Francia per Meet in edizione bilingue italiano-francese. Sulle orme di Kapuscinki Keller presenterà l’edizione italiana del reportage letterario sulla Bosnia Erzegovina “Come se mangiassi pietre”, del giornalista polacco Wojciech Tochman. Novità di questa edizione il Premio Bobi Bazlen per la traduzione: alla traduttrice del libro Di Tochman, Marzena Borejczuk, verrà consegnato, in collaborazione con l’Università di Trieste, il primo premio alla traduzione “Bobi Bazlen”.  In omaggio ai quasi 150 anni dalla nascita di Italo Svevo verrà inoltre presentato, per Simone Volpato Studio Bibliografico, “Favole”, in un’edizione a cura di Pietro Spirito con acquerelli di Ugo Pierri.

Ci sarà spazio per i bambini, con un appuntamento a loro dedicato: “La Pimpa alla Bazlen”, durante il quale Francesco Tullio Altan, il mitico fumettista e autore satirico, incontrerà e intratterrà i più piccoli.

La Fiera Bazlen fa proprio il motto “piccolo è bello” e si differenzia per rilassatezza e intimità. Nella scenografia del caffè San Marco  – bancone di legno intarsiato, quadri alle pareti, decorazioni con foglie di caffè, tavolini in marmo con la gamba di ghisa – offre incontri, pubbliche letture, opere da assaporare,  nel clima amato, ai primi del Novecento, da James Joyce, Italo Svevo e Umberto Saba.  

E’ intitolata a Roberto Bazlen, perché uno tra i più talentuosi consulenti editoriali italiani (ha scoperto e fatto scoprire in Italia Svevo, Freud, Musil, Kafka). Del rapporto tra la sua amataTrieste e i libri Bazlen ha scritto:“Anche se Trieste non ha dato grandi valori creativi, è stata un’ottima cassa armonica, è stata una città di una sismograficità non comune: per capirlo, bisogna aver visto le biblioteche finite sulle bancarelle dei librai del ghetto… tutta una grande cultura non ufficiale, libri veramente importanti e sconosciutissimi, ricercati e raccolti con amore, da gente che leggeva quel libro perché aveva proprio bisogno di quel libro.”

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