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Le dichiarazioni contrastanti di Conso sul 41-bis

PALERMO – Dopo le dichiarazioni del presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu, che in un’intervista all’ANSA, ha sostenuto che non può mettersi in dubbio la sincerità delle parole dell’ex ministro della Giustizia Conso sulla sua decisione di non rinnovare il 41 bis per oltre 300 mafiosi, in ambienti della Procura di Palermo fanno notare che l’ex Guardasigilli, interrogato nel 2002 dal pm della Dna Gabriele Chelazzi, aveva reso dichiarazioni molto diverse da quelle poi rilasciate all’Antimafia e ai magistrati siciliani.

Nel verbale di interrogatorio reso a Chelazzi, morto nel 2003 e tra i primi a investigare a fondo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia, Conso non avrebbe fatto alcun cenno ai provvedimenti con i quali, nel 1993, non prorogò in alcuni casi e revocò in altri il 41 bis a centinaia di boss. Dato emerso solo anni dopo e motivato dall’ex Guardasigilli come un atto personale e autonomo finalizzato a impedire altre stragi mafiose. Le stesse valutazioni l’ex ministro le ha fatte quando è stato interrogato dai pm di palermo che indagano sulla trattativa. Eppure, si nota in procura, Chelazzi, che già anni fa aveva capito la centralità del carcere duro nel presunto patto tra Stato e mafia, aveva fatto a Conso domande specifiche sulle vicende legate al 41 bis.

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