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Il Caimano si butta sui giovani. Dopo le feste il nuovo partito, “Giovani e Libertà”

Saranno buttati a mare senza salvagente dirigenti oramai considerati bruciati come Bondi e Ignazio “La Rissa”. In forte ascesa Maurizio Lupi e la componente della holding di Comunione e Liberazione

ROMA – Adesso la strategia è quella di puntare ai trentenni. Il Caimano vuole lasciarsi alle spalle i notabili, ha capito che, se vuole sopravvivere, deve costruirsi una nuova immagine “giovanile”, diventare la calamita che attrae le nuove generazioni. Per questo è già da un po’ che frequenta volentieri le kermesse di Giorgia Meloni, ministra della gioventù, un passato da missina e aennina pura e dura, prima di diventare una delle più accese sostenitrici del magnate di Arcore, dimenticando i trascorsi finiani. E poi vuole rinsaldare i legami con il popolo di Comunione e Liberazione, la più formidabile macchina da guerra e da profitto economico mai inventata da un movimento ecclesiale, che riesce a trovare nei Vangeli (che pure dicono di seguire ogni giorno) la giustificazione per le proprie imprese economiche. Per questo uno dei personaggi in ascesa nel nuovo partito che il Cavaliere sta per fondare sarà proprio il telegenico Maurizio Lupi, sempre più spesso mandato nella trincea dei talk-show “nemici” a difendere la causa comune.

Il Caimano si sta arrovellando sul nome che assumerà il “nuovo” partito, che in realtà sarà sempre il solito ramo di azienda di Mediaset. Secondo alcuni si chiamerà “Giovani e Libertà”, con una persistenza di fedeltà al secondo sostantivo che, nelle furbe convinzioni del miliardario brianzolo, sarebbe sempre in pericolo in Italia a causa dei “comunisti”. Il connubio fra il primo e il secondo, che rimanda in qualche modo alla memoria fascista, comune alla maggior parte delle componenti del berlusconismo, dovrebbe infondere un’idea di futuro non solo ai militanti ma anche agli elettori.

È in questo quadro che si svilupperà l’iniziativa rifondarola, che dovrebbe caratterizzarsi anche per l’accantonamento di personaggi oramai considerati dannosi. Come Sandro Bondi, ad esempio. Il ministro della cultura (si fa per dire) dovrebbe dimettersi in men che non si dica, comunque prima del voto di sfiducia in Parlamento, per evitare il quale il fedele di Fivizzano non si è peritato di inviare un accorato appello agli “ex compagni”, più struggente che efficace. Insomma, Berlusconi lo vuole sacrificare sia come uomo di governo, sia come coordinatore del partito. Stessa sorte dovrebbe raggiungere Ignazio “La Rissa”, considerato oramai un  notabile ingombrante, soprattutto a causa delle sue intemperanze verbali. Per il Caimano essere fascisti vuol dire soprattutto esibire sorrisi e prebende, mentre l’avvocato dagli occhi luciferini sembra un miliziano repubblichino, sempre pronto a sfoderare il coltello stretto fra i denti. Via. Una sorte più benigna dovrebbe essere riservata al toscanaccio Denis Verdini, che in questi ultimi due mesi è riuscito a rialzare le proprie quotazioni con una campagna acquisti di deputati di rara efficacia (e che continua anche in queste meritate vacanze natalizie). Il Caimano ha apprezzato del solerte banchiere fiorentino la sua capacità di agire sotto traccia, come un esperto sabotatore lagunare, per conquistare postazioni e teste di ponte. Una sorta animale da trincea, in grado di schivare le granate della stampa di opposizione. Quanto di meglio oggi il mercato possa offrire.

Insomma, il magnate di Arcore è tutto impegnato a rinverdire i fasti di “Forza Italia”, un nome che ha portato fortuna (soprattutto in termini di dividendi) alla sua casata e che secondo le sue intenzioni dovrebbe proiettare se stesso e la sua famiglia verso nuove e ancora più portentose vittorie. Il suo vero “atout” sarà l’Angiolino, nella cui forza prospettica lui intravede le sue antiche e trapassate qualità di imprenditore d’assalto. È nell’azzimato senza capelli ministro della giustizia che il Caimano scorge la sua immagine speculare e gli ha oramai affidato il futuro della leadership (“il mio successore è un ministro del governo” ha dichiarato). Cioè la direzione del ramo di azienda del terzo millennio.

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