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Caso Battisti. Un Governo che conta come il due di coppe

ROMA – C’è bisogno, per chi non ha il cervello occluso dalla propaganda delle televisioni di regime, di spiegare le ragioni che stanno dietro l’incredibile decisione del Presidente Lula di non concedere l’estradizione per Cesare Battisti?

C’è bisogno di sottolineare che dietro “le preoccupazioni per la sua vita” espresse dall’Avvocatura di Stato brasiliana e fatte proprie dal Presidente c’è la sicurezza che l’Italia attuale possa essere considerata un Paese di serie B, dove il desiderio di intraprendere i commerci con i carioca sopravanza qualsiasi commozione e solidarietà al figlio paralizzato del gioielliere Torreggiani?  Il quale stesso, per quanto militante di un “movimento” la cui leader è un personaggio quale Daniela Santanchè, ha riconosciuto le inadempienze e la scarsa convinzione con la quale l’attuale esecutivo si è mosso in tutta la vicenda di Cesare Battisti. Ed un’altra domanda cruciale: Lula avrebbe preso la stessa decisione se a richiedere l’estradizione fosse stata la Germania o la Francia?

La pervicace ostinazione di Lula si inserisce in un generale contesto di irreparabile screditamento in cui i governi del Caimano hanno oramai da un decennio gettato il nostro Paese. A rinforzare questo bel risultato a livello planetario non è stata sufficiente la politica degli scherzi e delle barzellette del Cavaliere, gli scandali sessuali, la sua acclarata incapacità di parlare una qualsiasi lingua oltre il brianzolo (al contrario di Prodi e D’Alema che parlano “fluently” l’inglese e non hanno bisogno di interpreti), i comportamenti da studente di quinta liceo di Berlusconi nei vertici internazionali nel momento di prendere parte alla foto di cerimonia (salendo i gradini più alti per apparire meno nano) ma ha svolto un ruolo determinante la stessa concezione della politica estera di questa maggioranza, tutta finalizzata ad essere una semplice appendice delle esigenze commerciali delle imprese italiane. Fu lo stesso Berlusconi a teorizzare l’originale ed inedita prospettiva di un ministero degli esteri ridotto a super-filiale delle imprese e gli ambasciatori a sub-agenti plurimandatari dei pochi gruppi multinazionali italiani. In questo modo, deve essere stato facile per Lula far partire il più sonoro schiaffo mai ricevuto dalla nostra diplomazia negli ultimi trent’anni con la certezza che poi, alla fin fine, gli attuali schiamazzi della destra italiana si sarebbero presto diluiti nella soddisfazione per i ricchi investimenti e i remunerativi contratti conclusi in terra brasiliana dalle aziende italiane, a seguito delle agevolazioni fiscali ricevute.

Il povero Torreggiani potrà così consolarsi con i profitti che altri riscuoteranno fra qualche tempo, quando di Cesare Battisti si saranno dimenticati tutti ma non la sua claudicante carrozzina e il suo desiderio di trovare un po’ di giustizia.

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