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La “Strage” di Loriano Macchiavelli: un’ipotesi sulla bomba di Bologna del 1980

L. MACCHIAVELLI, Strage, Einaudi, Torino, 2010, pp. 584, Euro 21,00

Loriano Macchiavelli – il padre del “noir” italiano – ha dedicato alla “Strage” (così la definisce sempre, con la “S” maiuscola) un romanzo curioso, fluviale. Pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 1990, dopo appena tre settimane fu ritirato dalle librerie perché uno degli imputati per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si era riconosciuto in uno dei personaggi. Uno degli avvocati degli imputati entrò in aula brandendo una copia del libro e gridando: «Ecco come vogliono influenzare i giudici!». Fu una sorta di rimozione letteraria collettiva.

Nessun editore lo volle ripubblicare, fino a quando Einaudi, nel maggio 2010, lo ha riproposto in tutta la sua forza propulsiva. Perché di questo in effetti si tratta. Di una narrazione di tipo civile, finalizzata a scovare i meccanismi che confluirono nel più grave episodio di terrorismo stragista dell’Italia insanguinata degli anni ’70 (85 morti e oltre 200 feriti).

Lo scrittore immagina una serie di personaggi immersi nelle loro rispettive entità istituzionali: mafia, forze dell’ordine, massoneria, servizi segreti. Ogni loro azione, anche se indiretta, è legata con quanto avviene alle 10.25 del 2 agosto 1980. Le prime tre sezioni sono dedicate al tempo della Strage, agli avvenimenti che vi portarono dieci anni prima e al “dopo”. Seguono le “indagini” e i finali. L’ipotesi fondante del romanzo è che la bomba scoppiò in quel preciso istante per un errore. L’ordigno era stato portato da due terroristi di destra e consegnato ad un giovane inesperto, che avrebbe dovuto trasferirlo in un’altra località. Perché l’attentato non avrebbe dovuto colpire gli ignari passeggeri di quel giorno nel capoluogo emiliano ma le numerose personalità che avrebbero partecipato alla commemorazione di un altro attentato, quello al treno Italicus di San Benedetto Val di Sambro del 4 agosto 1974. Lo scopo dell’attentato era quello che aveva animato tutta la storia della strategia della tensione: preparare il terreno, fomentando l’insicurezza sociale per l’ordine pubblico, per un colpo di Stato di destra che questa volta, a differenza di quanto successe per il tentativo operato da Junio Valerio Borghese nel dicembre del 1970 (fallito perché Cosa nostra, alla fine, si rifiutò di parteciparvi), sarebbe stato realizzato. Sullo sfondo, secondo Machiavelli, il livello politico (vi è presente un ministro, chiamato significativamente Zombi, dal colore della pelle cinerea, in cui ognuno può riconoscervi chi vuole degli antichi maggiorenti democristiani), quello massonico (con chiari ed evidenti riferimenti alla P2 di Licio Gelli) e i servizi deviati, che offrono il supporto logistico alle operazioni. La decapitazione degli organi dello Stato che la bomba avrebbe provocato sarebbe stato il propellente per la sterzata neo-fascista. Il giovane inesperto cui è affidato il compito, però, infila il decodificatore di impulsi elettronici, che riceve un segnale determinato da due mesi all’ora della strage, nella borsa in cui c’è la bomba. Il 2 agosto, il satellite clandestinamente affittato dall’organizzazione che fa capo alla massoneria deviata, invia il suo segnale come ogni giorno e attiva il selezionatore a diretto contatto con l’esplosivo, fungendo in questo modo da innesco.

È Jules Quicher, un francese ex agente dei servizi francesi, a scoprire l’intrico, assoldato dal generale Dalla Vita (in cui si riconosce facilmente Carlo Alberto Dalla Chiesa). In una delle scene finali, elimina Gabriele Voratore, uno spietato killer della Magliana che ha avuto un ruolo da protagonista nella strage e salva Claudia Patroni, che voleva vendicare la morte del giovane portatore dell’esplosivo, morto nella sala d’aspetto, senza conoscere il coinvolgimento diretto del suo ragazzo. Lo stesso Dalla Vita sarà ucciso dalla mafia (come Dalla Chiesa), poco dopo essere inviato in Sicilia per combattere Cosa nostra.

La scansione temporale che Macchiavelli fornisce al romanzo è probabilmente l’elemento migliore dell’opera. Egli fonde i vari tasselli di un mosaico molto complesso dando origine ad un ordito razionale, sullo sfondo di un lucido pessimismo che fa del nostro Paese un drammatico ricettacolo di corruzione e disperazione sociale. D’altronde, l’ipotesi che spiegherebbe la Strage non appare nemmeno troppo campata in aria. Anche Francesco Cossiga ne ha fornito una simile, asserendo che la bomba scoppiò per errore, essendo solamente in transito alla stazione di Bologna, anche se riferì che apparteneva al movimento di liberazione palestinese, escludendo quindi l’ipotesi di un atto preparatorio ad un golpe fascista. Come noto, secondo la sentenza definitiva della Cassazione, gli autori materiali della Strage furono i terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, oltre che Luigi Ciavardini. Tutti si sono dichiarati innocenti (anche se hanno ammesso tutti gli altri omicidi negli anni di piombo per cui sono stati condannati ). Anche la verità giudiziaria adombra quanto ipotizzato da Loriano Macchiavelli, sullo sfondo di un’organizzazione allora misteriosa (la P2), che non si peritava di adombrare un regime politico diverso per l’Italia, caratterizzato dall’ordine. Un ordine fatto di sangue.

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