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Bossi spinge il Caimano alle urne. Lui nicchia e intanto arma le truppe

Il Capo dei capi dovrebbe partecipare alla “cena degli ossi” questa sera a Calalzo di Cadore, dove gli sarà ribadito che l’attuale maggioranza alla Camera non è sufficiente. Lui ribatte di aver “acquisito” altri dieci deputati. E intanto si prepara alla campagna di primavera

ROMA – Il Caimano non sa cosa fare oggi. Ha una serie di impegni, fra i quali l’incontro con Alberto Torreggiani, il militante del movimento politico fondato da Daniela Santanchè, figlio del gioielliere morto nella rapina di trent’anni fa dei Pac di Cesare Battisti. Un incontro cui non vuole rinunciare, dopo le polemiche sullo scarso impegno che avrebbe profuso con l’ex Presidente brasiliano Lula nella vicenda dell’estradizione del terrorista italiano.

Nello stesso tempo, però, è tentato dal partecipare alla tradizionale “cena degli ossi” organizzata dal leader leghista Umberto Bossi a Calalzo di Cadore (ossi di maiale, fagioli con cipolle, salame di camoscio) e dal suo mèntore Giulio Tremonti. Fra un osso e l’altro, ove mai il Caimano fosse presente, sia Bossi, sia Tremonti gli spiegheranno come sia meglio puntare ai comizi elettorali, dopo aver chiesto lo scioglimento delle Camere al Presidente della Repubblica (piccolo dettaglio, secondo l’usuale concezione della democrazia italiana dei convitati alpini). Il mantra leghista rimane lo stesso da sempre: “O passa il federalismo o si va a votare”. La Lega non vede altro, sorta di panacea ai mali universali, un federalismo di cui si conosce ancora poco circa gli effetti che produrrà sull’impianto organizzativo statale. Ma, si sa, per Bossi e compagnia, una volta approvato il federalismo, l’Italia sarà un’altra cosa e soprattutto il suo progetto secessionista segnerà un punto a suo favore.

Ma per realizzare veramente il suo progetto non sono sufficienti, a suo avviso, i dieci deputati che Berlusconi annuncerà fra poco come nuovi membri di un “gruppo di responsabilità” che si sarebbe creato alla Camera dei deputati. I nuovi acquisti – insieme a Cassano nel Milan – costituiscono la sua nuova guardia pretoriana, che sarà intenta ad assicurargli i numeri in Aula ma soprattutto nelle Commissioni, dove attualmente il centro-destra sta soffrendo. Ma Bossi insiste: “La gente qui al Nord è un po’ incazzata, anche con me. Non possiamo farci prendere in giro per troppo tempo”. Il leader padano, insomma, come sempre, annuncia sfracelli nel caso in cui la maggioranza incontri qualche difficoltà nell’approvazione dei decreti sul federalismo. E la cosa sta innervosendo alquanto i berlusconiani. Dice Osvaldo Napoli, uno dei pasdaran del Caimano: “A me sembra doveroso che anche loro si impegnino per rafforzare la maggioranza. Starsene alla finestra non è una scelta nobile per un alleato”. Ma è proprio quello che Bossi ed anche Tremonti stanno facendo. Osservano i tentativi del Caimano di attrarre nuove forze: se ci riuscirà bene, ma non si diranno soddisfatti dei dieci deputati. Secondo loro ce ne vogliono molti di più, almeno quaranta.

Questa strettissima “liaison” fra Bossi e Tremonti – ovviamente non nuova – sta finendo per insospettire il Caimano. L’Udc prospetta che il ricorso alle urne servirebbe sostanzialmente alla Lega per sostituire il decotto magnate di Arcore proprio con Tremonti, considerato ancora più utile e privo di zone d’ombra rispetto al proprietario di Mediaset. Il quale sta provvedendo a ricaricare i mortai delle varie Santanchè, dei Kapezzone, dei Gasparri per arginare richieste di elezioni anticipate sempre più pressanti. Vuole ribadire che sarà soltanto lui a decidere e che nessuno è in grado ancora di fregarlo. Almeno per ora.

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