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Michael Jackson. Al via il processo al dottor Murray

LOS ANGELES – Il 4 gennaio 2011 parte uno dei processi più seguiti al mondo: quello a Conrad Murray, il medico che fu accanto a  Michael Jackson negli ultimi mesi, mentre preparava il tour di “This is it”.    

Del chiacchierato Murray si sa che   “con Michael aveva in comune origini proletarie. Suo padre, medico di Houston impegnato nei servizi ai bisognosi, lo aveva visto per la prima volta a venticinque anni. Nato nel 1953 a St. Andrews, nell’isola caraibica di Grenada, cresciuto con la madre,  Conrad Robert Murray aveva trascorso la giovinezza tra Trinidad e Tobago arrabattandosi per uscire dalle ristrettezze.  Carattere avventuroso, a soli diciannove anni era riuscito ad acquistare la prima casa che aveva rivenduto per fare l’università negli Stati Uniti. Iscrittosi  alla Texas Southern University,   laureato con lode in medicina, si era specializzato in cardiologia e aveva lavorato presso lo Sharp Memorial Hospital di San Diego in California. A partire dal 2006,  aperto uno studio a Las Vegas, aveva accumulato  400 mila dollari in cause  contro la sua pratica professionale e  messo al mondo un numero imprecisato di bambini. Debiti non pagati, guai giudiziari, lussi superiori alle sue condizioni, lo spinsero nelle braccia di  Michael Jackson” (da “Michael Jackson, una fiaba nera”).
Ciò detto, l ‘accusa spera di poter dipingere il medico come una persona con problemi finanziari che avrebbe fatto di tutto pur di potersi tenere stretto il generoso stipendio – 150.000 dollari al mese –  che gli era stato promesso dal promoter per la serie di concerti che l’artista avrebbe dovuto tenere alla O2 Arena di Londra.

Il dottor Murray punta invece sull’ipotesi di suicidio: avrebbe cioè somministrato degli anestetici alla pop star su pressante richiesta di quest’ultimo. Il medico ha pubblicamente ammesso di aver dato al cantante il Propofol, potentissimo antidolorifico usato nelle operazioni chirurgiche, che Michael Jackson usava per combattere l’insonnia notturna. Il Propofol, insieme al Lorazepam, è ritenuto  la causa principale della morte.   Thomas Mesereau,  brillante avvocato che difese fino alla vittoria “the king of pop”  dalle accuse di molestie sessuali sui minori, afferma che Michael era lontano da qualsiasi proponimento suicida.
Al processo partecipa Kenny Ortega, produttore e regista di “This is it” – tour che avrebbe dovuto portare Michael Jackson in Europa – considerato personaggio chiave per l’accusa, avendo  affermato che Jackson era in buone condizioni di salute, prima dell’iniezione letale. Secondo il sito Tmz.com sarebbero circa 30 i testimoni nella fase preliminare del processo. Non saranno presenti i figli di Michael Jackson, primogenito compreso.

Leggi “Michael Jackson, una fiaba nera” il romanzo biografico pubblicato on line da Dazebao.

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