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ROMA – Anche l’indiscrezione fornita da “La Stampa” riguardo ad una supposta “sentenza interpretativa” della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento non ha per niente rassicurato il Caimano. Ieri pare che abbia confidato alle sue truppe: “Figuriamoci cosa posso attendermi se la palla ripassa ai pm di Milano!”.

Già, perché se la decisione della Consulta consistesse nel rigettare il ricorso incidentale stabilendo però che il legittimo impedimento di premier e ministri deve essere valutato caso per caso e che quindi non può ammettersi nel nostro ordinamento un “impedimento ostativo” indefinito, i guai per il Caimano ricomincerebbero punta e a capo. I “pm comunisti” troverebbero sicuramente modo di scartare qualsiasi impedimento del premier per processarlo subito. Ecco che, allora, ha ricominciato ad azzannare dalle sue televisioni, schiumando rabbia e famelicità, parlando di “comunisti che vogliono farmi fuori”, senza alcun contraddittorio ed in perfetta solitudine, come da sempre è abituato il padrone italiano del sistema televisivo. Uno scandalo che continua da diciassette anni.

Nel frattempo lui si dice convinto di avere di nuovo una maggioranza politica alla Camera, con 325-330 deputati dalla sua parte, il che vorrebbe dire che avrebbe “acquisito” 11-16 nuovi “onorevoli”.

In queste ore sta pensando a come utilizzare quella decina di poltrone lascite libere dai finiani o che si potrebbero liberare dopo il sacrificio di qualche suo messo (Sandro Bondi). Ma, contrariamente a quello che può pensarsi, il Caimano non sta pensando a queste poltrone come merce di scambio per i nuovi “acquisiti” ma per dare una riverniciatura alla compagine ministeriale, con l’immissione di “nomi nuovi”. Lui vorrebbe la partecipazione di qualche “tecnico”, magari di fiducia, di qualche personalità indipendente, insomma una sorta di “Vetril” per lucidare i vetri di Palazzo Chigi. Chi possa mai prestarsi ad operazioni così sfacciatamente imbonitorie è difficile dirlo. Un suo fedelissimo mostra parecchio pessimismo: “Chi salirebbe su una scialuppa che rischia di affondare presto?”. Epperò, il Caimano, come sua abitudine, continua indefessamente a lavorare al progetto: qualche “indipendente” che diventa “dipendente” (impossibile, come si sa, essere qualcosa di diverso con il magnate di Arcore) si troverà.

Intanto sono sempre al lavoro il cangiante Silvano Moffa, Denis Verdini e Angiolino Alfano per la messa a punto di quel “gruppo di responsabilità” che dovrebbe assicurare al Caimano l’ossigeno parlamentare. Moffa assicura che ci saranno almeno una decina di deputati che rientreranno nel centro-destra, di cui almeno due-tre provenienti dai finiani. Il vero bacino da cui attingere, più che l’Udc (il Caimano ha posto il divieto di non solleticare la truppa casiniana per non indispettire il loro leader), sono l’Mpa, l’Api e perfino l’Idv e il Pd. Gli uomini sono uomini e il profumo del potere è sovente irresistibile.

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