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Luca Luca e i “ceti produttivi”

In un editoriale pubblicato sul sito della sua associazione “Italiafutura”, l’ex uomo Fiat denuncia il tradimento di Lega e Tremonti nei confronti dell’unico ceto che produce: gli imprenditori. E i lavoratori dipendenti?

ROMA – Luca Luca ne ha combinata (o per meglio dire scritta) un’altra delle sue. Come spesso gli succede, dopo essersi guardato nello specchio ed aver ammirato il nodo della sua cravatta di rigoroso cashmere, si è sentito più bello del solito ed anche più figo. Ha preso tastiera e computer (o meglio, li ha fatti prendere al suo schiavo negro, chiamandolo appositamente dalla piantagione in Alabama) ed ha scritto un assorbente (nel senso letterale) editoriale in cui se la prende con la Lega e Tremonti che, a suo dire, avrebbero tradito le attese mal riposte dell’unico “ceto produttivo” del Paese: gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Un ceto nel quale Luca Luca ravvisa un “serbatoio enorme di competitività”, anche se non riesce a rintracciarne l’altro di “enorme serbatoio”: quello dell’evasione fiscale più alta d’Europa. Anzi, al contrario, per Luca Luca questo unico “ceto produttivo” risulta il più tartassato dal fisco e nessuno pensa, nemmeno per isbaglio, a risollevarne le sorti, concedendo qualche sgravio fiscale, mentre si pensa soltanto al “quoziente famigliare” e alle cedolari secche per i piccoli proprietari di immobili dati in locazione. E loro, i poveri imprenditori-artigiani-commercianti, così ligi e fedeli allo Stato, sempre pronti a staccare la fattura o lo scontrino, così solerti nell’assumere sempre con regolare contratto i giovani ed abborrire il lavoro nero, rappresentano, per un Luca Luca evidentemente poco sobrio, la vera e drammatica questione sociale di questo Paese.

Luca Luca ce l’ha soprattutto con la Lega che, a suo dire,  “ha preso decisamente la strada di un ‘neostatalismo municipale’ che penalizza le imprese private che continuano a pagare costi e tasse insopportabili” ma non trascura il “colbertismo” tremontiano, a cui imputa di aver “ignorato completamente le esigenze delle imprese”, poverette, costrette così a delocalizzare, lasciando per la strada decine di migliaia di lavoratori che, per Luca Luca, sono evidentemente il nulla personificato, dato che non hanno niente a che vedere con i “ceti produttivi”.

Naturalmente, tutto preso dalla sua immagine che si riflette nello specchio, Luca Luca si dimentica di qualche regalino non proprio rivolto ai 17 milioni di lavoratori dipendenti che Colbert-Tremonti ha benignamente elargito, come, ad esempio, lo scudo fiscale, di cui pure avranno beneficiato i suoi “ceti produttivi”, o i provvedimenti di inizio mandato, che hanno cancellato tutti gli strumenti anti-evasione introdotti da Visco (elenco fornitori, tracciabilità dei pagamenti, norme sull’evasione degli obblighi contributivi, l’introduzione del divieto di far firmare al dipendente, al momento dell’assunzione, una lettera di dimissioni in bianco per usufruire del licenziamento senza giusta causa). Altre dimenticanze (ma capiamo: fare un nodo della cravatta è così impegnativo!): l’abbattimento del cuneo fiscale a favore delle imprese voluto dal governo Prodi nel 2007, l’attuale disimpegno sulle norme in materia di sicurezza del lavoro (che la Confindustria non vuole perché costano troppo alle imprese), il sostegno pieno ed aperto del Governo di cui Tremonti fa parte alle nuove regole contrattuali volute dalla Fiat con il conseguente abbandono progressivo del contratto collettivo nazionale. E si potrebbe continuare.

Ma d’altronde, per Luca Luca è ancora troppo poco. Lavoratori e sindacati – cioè, nel pensiero dell’ex uomo Fiat, il ceto improduttivo e chi li rappresenta – meritano qualche scudisciata in più, perché troppo spesso osano ostacolare gli investimenti della “Italia che marcia” (e il riferimento militarista è l’unica cosa appropriata del suo “editoriale”), parlando di diritti e di equi salari. Ma chi si credono d’essere? È già tanto che Luca Luca gli dà da mangiare, ogni tanto. E pure da bere.

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