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Una spaesata ministra dell’istruzione, ieri sera a “Ballarò” ha sostenuto proprio questo: “Con meno soldi la scuola è più efficiente”

ROMA – Martedì 11 gennaio 2011. Segnatela perché è una data importante. “Ballarò”, talk-show politico del martedì, condotto da Giovanni Floris. Sulla destra del conduttore, oltre al governatore piemontese Cota, siede la ministra della pubblica istruzione Mariastella Gelmini. Si parla di scuola e di istruzione pubblica. Ad un certo punto, la ministra dice: “Noi abbiamo un modello completamente alternativo alla sinistra di conduzione dell’istruzione pubblica, basato su minori investimenti. In altri termini, per far funzionare la scuola ci vogliono meno soldi”.

Ecco, siete di fonte ad una nuova teoria economica messa a punto da Mariastella Gelmini: diminuendo gli investimenti aumenta l’efficienza e la produttività di un comparto. Mai nessun ministro berlusconiano – e tantomeno il furbissimo e provveduto Giulio Tremonti – era riuscito a dire una cosa del genere, cioè a giustificare i selvaggi tagli operati in un comparto della pubblica amministrazione asserendo che grazie ad essi la scuola migliorerà e sarà più efficiente. Di Pietro, presente anche lui nella puntata, se n’è accorto ed ha commentato da par suo: “Al mio paese si dice che se non c’è l’arrosto non si mangia”.

Ma la dichiarazione della ministra è fondamentale anche per un altro motivo: essa può dimostrare anche alle teste dure, quelle che ritengono che l’attuale maggioranza sia composta da persone probe e virtuose, come la specialità della casa sia la menzogna. Che cosa può mai essere, infatti, una gestione dell’istruzione pubblica che spaccia per “maggiore efficienza” il semplice fatto che ci sono meno insegnanti, meno ore di lezione, meno manutenzione dell’edilizia scolastica, più alunni per ogni classe, meno fotocopiatrici, meno laboratori? È come se la Fiat producesse la metà delle automobili, in modo peggiore e annunciasse che è diventata una azienda più produttiva ed efficiente.

Non solo, ma la stessa ministra aveva annunciato, all’inizio del suo mandato, che avrebbe provveduto ad aumentare gli stipendi degli insegnanti e li avrebbe portati a quelli medi delle altre nazioni europee (questi stipendi, infatti, si collocano agli ultimi posti nel Vecchio Continente). Non solo quest’ultima è stata un’altra menzogna del ministro, ma addirittura il suo degno sodale Giulio Tremonti ha disposto il blocco della contrattazione e quello degli scatti automatici (che forse saranno ripristinati), quindi è in atto una diminuzione della retribuzione degli insegnanti italiani, cioè l’esatto contrario di quanto dichiarato dalla ministra e l’esatto contrario di quanto necessario per aumentare la produttività del lavoro.

Come se ciò non fosse ancora sufficiente, la ministra aveva dichiarato che, entro il 2010, avrebbe bandito un concorso nazionale per dirigenti scolastici. Oramai una percentuale rilevante di istituti sono senza dirigente e dati in affidamento alla gestione di presidi con responsabilità già di altre scuole. Anche questo sta contribuendo alla distruzione dell’istruzione pubblica nel nostro Paese. Ebbene, il concorso non è stato bandito, come promesso, e nessuno è in grado di prevedere quando lo sarà. Ancora una volta, è come se Mirafiori rimanesse senza manager e senza direttori di produzione. Anche questo possiamo spacciarla per un aumento dell’efficienza?

La specialità della casa, la menzogna – di cui Berlusconi è uno dei più grandi esperti, come denunciato pubblicamente dalla sua ex moglie Veronica Lario – come si vede è arte in cui eccelle anche la ministra della pubblica istruzione. E ieri sera, a “Ballarò”, ne ha fornito un’eccellente dimostrazione operativa.

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