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L’Italia dal pensiero unico, senza opposizione. Domani sciopero generale dei solitari Cobas e Fiom

ROMA – Sul sito del Pd Nazionale campeggia un banner che invita gli utenti e i militanti a chiedere le dimssioni del Premier. “La tua firma per cambiare l’Italia” .

E poi  “L’Italia ha bisogno di guardare oltre, per affrontare finalmente i suoi problemi: la crescita, il lavoro, un fisco giusto, una scuola che funzioni, una democrazia sana.” Incredibile, ma vero. Il maggiore partito d’opposizione, quello che si spacca sempre quando c’è da scendere in piazza per manifestare e tutelare gli interessi dei più deboli –  come avvenuto  durante la recente trattativa con la Mirafiori – continua a cammuffarsi da oppositore progressista ma solo a parole. I fatti sono tutt’altra cosa. Benchè si parli insistentemente di sfiduciare Berlusconi, il più grande partito dell’opposizione tentenna e lo fa sempre sugli argomenti cruciali che dovrebbero appartenere storicamente ad una sinistra capace di scardinare l’individualismo a vantaggio delle tante voci che si levano dalla collettività e che invocano l’unità sui temi più scottanti che investono il paese. Insomma, a dirla tutta fuori dai denti, continuiamo ad assistere  ad un’opposizione frammentata, che non perde l’occasione per mettere in luce le sue troppe diversità rinnegando di fatto le origini ideologiche che l’hanno accompagnata per lustri.

I vari Veltroni, Fassino, Chiamparino arrivano addirittura ad elogiare il piano Marchionne dimenticando il ruolo chiave degli operai, i quali di fatto subiranno l’ennesima cancellazione dei diritti e della dignità. Un ribaltamento storico, i cui valori sono completamente scomparsi dal vocabolario di una sinistra che non è più, alla faccia dei principi di uguaglianza.
Almeno quella parte che siede da troppi anni negli scranni di Montecitorio, che parla di progresso, ma solo quando questo è portatore di nuovi valori di consumo e si riempie la bocca di sviluppo, – terminologia più appropriata alla destra liberista – , sempre che esistano i presupposti per dare ulteriori spazi all’espansione economica.
Un vero paradosso, che ha portato questa opposizione – spesso contraddittoria e strumentale a se stessa – ad un allontanamento dei suoi sostenitori e all’implacabile deriva, tanto da farla assomigliare più a una nave persa tra le fitte nebbie,  senza nocchiero e senza bussola che indichi la rotta per giungere in terraferma.

Ieri durante il voto di sfiducia alla Camera nei confronti di Sandro Bondi, mancavano addirittura degli esponenti del Pd, uno dei partiti promotori della mozione. Assenza giustificata per documentate ragioni di salute, riporta una nota. Sarà, ma in questo  frangente così delicato  non dovrebbero esserci scusanti, poichè questo difetto assume un solo significato, quello di non avere a cuore il futuro di questa povera Italia, corrotta e corruttibile. Proprio come riportava qualche mese fa Transparency International, il quale non è un covo di bolscevichi, bensì un’associazione non governativa e no profit che classificò l’Italia al 67mo posto per la dilagante corruzione.

E di questo fenomeno nessuno sembra essere esente. Ieri il segretario del Pd è stato addirittura costretto a commissariare le primarie napoletane dopo i brogli denunciati che hanno provocato  il conseguente annullamento dell’Assemblea nazionale che si sarebbe dovuta tenere nella città partenopea.

Certo, cose di non poco conto se si vuole essere portatori di giustizia e legalità  di fronte agli scandali di palazzo che investono la maggioranza di questo governo, in cui la quarta carica dello Stato, ovvero il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è indagato per i reati di concussione e prostituzione minorile. E dalle recenti pagine agli atti dell’inchiesta inviate dalla Procura di Milano alla giunta della Camera per le autorizzazioni a procedere, emergono con chiarezza altri scabrosi particolari di una vicenda che ha toccato il fondo del barile, con tanto di prorompenti ragazze  pronte a darsi a vecchi viziosi, purchè paghino un prezzo per l’agognato successo. Anche se la strategia tattica del “tu dai a me e io do qualcosa a te” non sempre funziona. Le intercettazioni ultime di Nicole Minetti, che arriva a definire Berlusconi “un vecchio dal culo flacido…”, parlano da sole. D’altra parte la consigliera regionale della Lombardia, eletta discutibilmente nel listino di Roberto Formigoni,  è nelle maglie dell’inchiesta come una delle protagoniste principali. Favoreggiamento alla prostituzione è il capo d’accusa che pende sull’ex soubrette di Colorado Cafè, tant’è  che Guido Podestà, il coordinatore del Pdl, si chiama fuori e si dimette, mentre il suo partito raccoglie migliaia di firme affinchè la Minetti porti nel tavolo le dimissioni. Se i fatti sono così evidenti tanto da far prevalere il buon senso dovrebbero fare una petizione anche per il loro capo, Silvio Berlusconi, i cui comportamenti, almeno stando alle intercettazioni, prendono sempre più la forma, senza falsi moralismi, di una vergogna tutta italiana, depistaggi mediatici inclusi. Altro che presunta fidanzata e l’ignobile tentativo di ribaltare il voto popolare, come usa come solita difesa il premier nei sui interventi di salvataggio in extremis. Siamo alla frutta. E lo siamo perchè in Italia tutto procede come se nulla fosse accaduto. Opposizione assente e poco incisiva e un popolo televisivo, “homo-videns” come lo definirebbe Giovanni Sartori, assuefatto dalle continue non notizie che vengono diffuse dai telegiornali e dai talk-show sotto dettami da regime.

Domani scenderanno in piazza i Cobas, assieme ai metalmeccanici della Fiom. “La crisi sia pagata da chi l’ha pagata”. Anche in questo caso parteciperanno i partiti della sinistra extraparlamentare. Ma dal più grande partito dell’opposizione traspare ancora una volta l’incapacità di prendere una posizione unitaria, mentre dalla Cgil è giunto un secco no alla partecipazione.  Eppure nel maggio del 2008 il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani parlava di un presunto ritorno al partenalismo ottocentesco e apriva i lavori della Conferenza di organizzazione con queste parole: “Il sindacato deve tornare a sporcarsi le mani. E’ necessario contrastare i  tanti che non vogliono regole né in alto né in basso e hanno allergia ai tavoli con più sedie di fronte, vogliono rendere inutile la funzione sindacale e non ti riconoscono come soggetto di rappresentanza.”
Infatti, sono trascorsi quasi tre anni e  coloro che dovrebbero essere deputati alla tutela della dignità dei lavoratori sono evidentemente allergici al grasso d’olio delle catene di montaggio, tant’è che la situazione è addirittura peggiorata.  Insomma la parola d’ordine sembra quella di voltare lo sguardo altrove. Evitare di osservare la realtà. E’ indubbio che in una situazione di stallo come questa  l’Italia non può migliorare creando nuovi impulsi positivi, incatenata com’è a quel pensiero unico la cui conseguente miseria sociale è fin troppo visibile, sotto lo scacco – per dirla alla Pasolini – della grande omologazione preannunciata quasi 40 anni fa.

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