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Un tentativo “patetico” secondo Vendola. Bersani: “Vada via, poi discutiamo”. Berlusconi: “Insolente”. Il Caimano cerca di distogliere l’attenzione dai suoi guai giudiziari che si fanno sempre più complicati

ROMA – Dopo aver trascorso sedici anni a schiamazzare contro i “comunisti” e la sinistra e addebitare loro tutti i mali del pianeta, ora Silvio Berlusconi, accusato di gravi reati e sotto inchiesta presso varie Procure, chiede soccorso proprio ai “comunisti” in un drammatico tentativo di risollevarsi e salvare le terga. Con una lettera al “Corriere della sera”, infatti, il premier propone alle opposizioni una “frustata al cavallo di un’economia finalmente libera” in un “Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro”. In pratica, Berlusconi propone al principale partito di opposizione di condividere con lui un piano strategico per la crescita economica dopo che, lungo tutto questo arco di anni in cui ha gestito in modo del tutto inefficiente la macchina del potere, ha saputo indicare nelle opposizioni soltanto un coacervo di gente sconclusionata, indecisa e divisa.

Giustamente, il deputato europeo David Sassoli ha, questa mattina, detto che “siamo alla farsa” di un governo “che ha pochi voti di maggioranza e che si ritrova stordito dalle vicende emerse in questa settimane che coinvolgono il presidente del Consiglio e non sa indicare una rotta”. Il coordinatore della segreteria del Pd Maurizio Migliavacca rimanda al mittente la proposta: “L’onorevole Berlusconi mi sembra un giocatore di calcio che vorrebbe continuare la partita anche quando il tempo scaduto”, mentre Enrico Letta sottolinea come l’uscita di Berlusconi arriva a tempo scaduto, “queste cose le chiediamo da due anni e per due anni ha detto che le cose andavano bene”. Insomma, una somma sconcezza, dopo che la politica economica del suo ministro Tremonti si è limitata allo scudo fiscale e ai selvaggi tagli lineari della spesa, contribuendo in modo determinante al progressivo degrado di settori quali l’istruzione pubblica e la ricerca. Bersani, dopo qualche ora, risponde in questo modo: «Per rivolgersi credibilmente all’opposizione Berlusconi dovrebbe potersi rivolgere credibilmente al Paese e alla comunità internazionale. Così non è. Noi nel ruolo che abbiamo siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, ma lui deve fare un passo indietro e togliere dall’imbarazzo sè stesso e togliere dall’imbarazzo e dalla paralisi il Paese». Rabbiosa la reazione del Caimano: “Bersani è un insolente. Faremo le riforme da soli”.

Patetici tentativi di salvarsi dal giudizio penale

I gerarchi di Arcore fanno ovviamente quadrato sull’iniziativa politica del premier che il governatore pugliese Nichi Vendola considera una “proposta patetica” di un leader oramai alla frutta. Perché proprio di questo si stratta. L’inchiesta della Procura di Milano è in dirittura di arrivo. Entro giovedì, i pm milanesi invieranno al giudice per l’udienza preliminare la loro richiesta di giudizio immediato che, entro febbraio, potrebbe essere incardinato, qualora venisse confermata la competenza territoriale del tribunale milanese. È il più serio pericolo giudiziario che Berlusconi sta correndo da quando è iniziata la sua avventura politica, perché il processo non sarebbe a rischio prescrizione e il giudizio immediato è tale in quanto si conclude in poco tempo, con le prove presentate al momento dall’accusa. E queste ultime sono talmente evidenti che un giudizio di colpevolezza non può essere affatto escluso.

Per questi motivi, dopo aver vagliato ogni lato della questione dal punto di vista giuridico, il Caimano sta disperatamente tentando di offrire l’immagine di un leader politico, chiedendo la partecipazione delle opposizioni, in un quadro di estrema sofferenza del Pdl e dei suoi gerarchi, aggrappati a lui fino all’ultimo istante, come avviene normalmente nei regimi autoritari.

Nicole Minetti conferma la sua relazione con Berlusconi

Interrogata ieri dai magistrati milanesi, Nicole Minetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere per tutto quanto riguarda l’organizzazione dei “dopo-cena” ad Arcore ed il giro di escort che vi avrebbero partecipato, mentre ad altre domande ha risposto, precisando che, fra lei e Berlusconi, sarebbe nata una relazione subito dopo il ricovero del Cavaliere al San Raffaele per l’attentato subito nel dicembre del 2009. Un amore “friccicarello”, come dicono a Roma, visto gli insulti che la giovane ragazza ha rivolto per telefono al suo “fidanzato” con le sue amiche. Ma la Minetti e il suo avvocato sarebbero rimasti di sasso quando i magistrati hanno mostrato di conoscere l’entità di numerosi bonifici (per svariate migliaia di euro) che Berlusconi le ha inviato. I pubblici ministeri hanno chiesto una spiegazione alla Minetti per tutti quei soldi, che in qualche modo rafforzano il complesso di prove messe assieme sull’organizzazione del giro di prostituzione presso Villa San Martino, cioè la residenza del premier, che ora cerca di coinvolgere le opposizioni nella sua caduta, forse perché, questa volta, sente anche lui di essere arrivato davvero alla fine della sua poco onorevole carriera politica.

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