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Il quarto potere e i sicari dell’informazione

ROMA – Strano a dirsi ma ogni volta che qualcuno tocca il capo del governo, sia in veste di giornalista, informando, che nel ruolo di magistrato, tentando di far rispettare la legge, finisce inevitabilmente per cadere nelle maglie dei “sicari” della penna. 

Insomma si può scrivere di tutto, si può aprire delle indagini, ma guai a toccare Silvio Berlusconi, perchè farlo  significa ritrovarsi contro il suo esercito di giornalisti compiacenti, magari sbattuto nella prima pagina de Il Giornale, il quotidiano di sua proprietà, che come ritorsione sguinzaglia i suoi segugi alla ricerca di notizie e particolari, pur piccoli che siano, al fine di screditare i suoi nemici.

Questa volta sotto i riflettori è finita Ilda Boccassini, il Procuratore aggiunto, che sta indagando sul caso Ruby e che vede il coinvolgimento del Premier Berlusconi, il quale  avrebbe esercitato indebite pressioni sulla questura di Milano per ottenere il  rilascio della giovane marocchina e  l’avrebbe addirittura pagata in cambio di prestazioni sessuali quando era ancora minorenne. Coincidenze? Difficile crederlo. Così lo scorso 27 gennaio in un articolo dal titolo “La doppia morale della Boccassini” apparso nel giornale diretto da Alessandro Sallusti a firma di Anna Maria Greco si è cercato di mettere in cattiva luce i “nemici” del potere o meglio del cavaliere. Così Ilda Boccassini, colpevole di fare il suo dovere di magistrato, è stata presa di mira, tirando in ballo un vecchio dossier già archiviato, che risale addirittura al 1982, anno in cui il magistrato sarebbe stato richiamato per aver scambiato qualche bacio con un giornalista di Lotta Continua, all’esterno della procura di Milano. Insomma effusioni con un pericoloso comunista visto che il Giornale colloca l’episodio nel contesto degli Anni di Piombo. Peccato che proprio in quegli anni anche l’attuale direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara e Paolo Liguori, ora stipendiato da Mediaset scrivevano proprio per lo stesso giornale. Ma questo è un altro discorso.

Così oggi in seguito alla fuga di queste indiscrezioni scatenate dai compiacenti segugi del Cavaliere, il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani,  ha ordinato una serie di perquisizioni nella redazione romana de Il Giornale e nell’abitazione della giornalista Anna Maria Greco per la presunta violazione dell’articolo 323 del codice penale. Nell’inchiesta è finito anche il consigliere leghista del Csm Matteo Brigandì, ora indagato dalla procura di Roma  per abuso d’ufficio, il quale avrebbe  passato documenti interni al Csm alla cronista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini. Brigandi nega tutto, anche se ha ammesso di aver letto il fascicolo in questione e di averlo poi restituito al Csm.

Nel frattempo la faccenda si scalda. Il cdr de Il Giornale denuncia le perquisizioni definendole un’ “aggressione pervicace e violenta”, mentre il direttore Sallusti parla di “un atto intimidatorio e di una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa”. Certo, non fa una bella figura per il giornalismo italiano, che, come la vicenda Boffo insegna, ci fa pensare al servo del potere o meglio ancora, al cane da guardia del padrone. Inutile dirlo, lo scenario che si presenta è  davvero sconsolante, soprattutto quando ti metti contro l’uomo che non solo detiene gran parte di quello che Orson Welles definì il quarto potere, ma è anche la quarta carica dello Stato.

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