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La Camera nega le perquisizioni a Berlusconi. È chiara la strategia per salvare il Cavaliere

ROMA – Alle 19 il Presidente del Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha dichiarato che con 315 voti a favore, è stata negata la richiesta di autorizzazione alla perquisizione inviata dalla Procura di Milano. Un voto scontato, con un valore poco significativo dal punto di vista pratico e molto importante da quello politico.

La Camera dei Deputati, infatti, oggi pomeriggio era chiamata ad esprimersi sulla richiesta di autorizzazione alla perquisizione di un ufficio di Segrate che risulta essere sia il luogo di lavoro del cassiere del Cavaliere Giuseppe Spinelli che la sede della segreteria politica del Presidente del Consiglio.
Il valore del pronunciamento è poco rilevante ai fini dell’azione della Procura di Milano perché, come già specificato dai pm, il materiale accumulato nei confronti dei Presidente del Consiglio è sufficiente per sostenere a suo carico l’accusa per i reati di concussione e di induzione alla prostituzione minorile. E poi, usando il buon senso, che cosa si vuole trovare in un luogo che è oggetto di una richiesta di perquisizione da oltre un mese? Se anche ci fossero state le prove della colpevolezza del Presidente del Consiglio, dopo tutto questo tempo chi è convinto di trovarcele ancora?
Per questo il voto della Camera dei Deputati non influenza il lavoro dalla Boccassini e dagli altri pm, ma assume un significato politico di primo piano.

Tribunale ordinario o Tribunale dei Ministri?
Sin dalle prime fasi del dibattito in aula, infatti, si è capito che non ci si confrontava sull’autorizzazione a procedere, ma sulla competenza della Procura di Milano rispetto a quella del Tribunale dei Ministri. Per la maggioranza il reato di concussione, il più grave dei due contestati a Silvio Berlusconi, è concepibile solo in relazione alla ruolo pubblico di Presidente del Consiglio. Secondo l’opposizione, invece, seguendo il dettato Costituzionale è facilmente comprensibile che a dover giudicare il Cavaliere è il tribunale ordinario.
Ma qual è la differenza tra il giudizio della Procura di Milano e del Tribunale dei Ministri? Nel primo caso può essere giudicato chiunque, compreso un parlamentare, mentre nel secondo il ministro può essere oggetto di giudizio solo dopo l’autorizzazione del Parlamento. I berluscones, quindi, spingono affinché sia il Tribunale dei Ministri a pronunciarsi per bloccare il processo con un voto contrario.
Nei prossimi giorni ci si scontrerà ancora su questo, partendo da posizioni ormai dichiarate. La maggioranza arroccata a cercare di salvare il Presidente del Consiglio dal giudizio del Tribunale di Milano, l’opposizione a chiedere il rispetto della legge. L’esito di questo scontro nell’Italia del 2011, però, non è così scontato…

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