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Berlusconi incontrerà Marchionne che se ne vuole andare in America

L’incontro tra il premier Silvio Berlusconi e l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, ci sarà e avverrà «a giorni». Così fonti del governo hanno annunciato l’appuntamento reclamato da più parti, dopo le dichiarazioni dell’ad del Lingotto su una possibile fusione con Chrysler e l’ipotesi del trasloco della casa automobilistica a Detroit, che ha sollevato non poche polemiche. Il giorno non è stato ancora fissato ma certamente all’incontro saranno presenti anche i ministri dell’Economia Giulio Tremonti, dello Sviluppo economico Paolo Romani, del Lavoro Maurizio Sacconi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Oggetto della riunione saranno lo stato di attuazione e le prospettive del progetto Fabbrica Italia e l’evoluzione dell’integrazione tra Fiat e Chrysler: in sostanza, la fusione tre le due case automobilistiche e, appunto, l’eventuale trasferimento del quartier generale Oltreatlantico. I contatti tra gli esponenti del governo e la dirigenza della Fiat, intanto, proseguono, anche per trovare uno spazio libero in agende molto fitte. In attesa di una presa di posizione chiarificatrice da parte del vertice del Lingotto gli enti locali coinvolti, intanto, continuano a veicolare le rassicurazioni del presidente del gruppo, John Elkann. Ieri aveva spiegato al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che ci saranno più centri direzionali nelle aree dove c’è una forte presenza di mercato; oggi ha detto al presidente della Regione, Roberto Cota, che il Lingotto crede «in Torino» e «nella possibilità, qui, di avere le produzioni, non soltanto gli uffici di rappresentanza, ma gli stabilimenti con gente che lavora». Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, è convinto che «la Fiat non se ne andrà Torino» e parla di «tempesta in un bicchier d’acqua». La Cgil, però, non si fida e con il segretario confederale Vincenzo Scudiere invita a stare in guardia: «Dire che l’azienda avrà più teste può essere al contrario un modo per ammettere i progetti di esodo dall’Italia». Allora è necessario, una volta per tutte, conoscere il piano industriale e «spetta solo al governo italiano chiedere conto all’amministratore delegato del Lingotto». Anche il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ritiene necessario un chiarimento, ma spera che tutta la vicenda non sia «il solito pallone gonfiato mediatico». A giudizio di Bonanni, comunque, la Fiat non ha interesse a lasciare Torino e non solo per ragioni storiche, ma anche per far fruttare gli investimenti fatti in Europa. Il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, chiede invece che «dopo il presidente del Consiglio, Marchionne incontri anche i sindacati, insieme a tutto il governo per chiarire definitivamente il futuro del Gruppo Fiat nel nostro Paese e i dettagli del progetto Fabbrica Italia».

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