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ROMA –  Povera ministro  Gelmini. Dopo la sua sfortunata uscita, nella quale ha affermato che la manifestazione delle donne era partecipata da “poche radical chic”, si starà strappando i capelli.

Adesso farebbe meglio a farsi consigliare dal suo capo un buon parrucchiere al quale rivolgersi per rifarsi la chioma. Infatti le previsioni delle manifestazioni “Se non ora quando?”  ancora in corso in 230 piazze della penisola e nelle maggiori capitali capitali europee hanno superato ogni aspettativa. Si parla di oltre un milione di persone scese per le strade per restituire libertà e dignità alle donne, ma anche per chiedere a gran voce le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi recentemente travolto dallo scandalo Ruby e indagato per concussione e prostituzione minorile. Ma lasciamo stare i numeri e i rapporti che giungono da ogni luogo per non intimorire i soliti scettici. Perchè oggi  nell’indignazione generale  si respira  la voglia di cambiamento e prevale la netta sensazione che questo vergognoso capitolo della politica italiana sia arrivato al capolinea. Altro che quattro radical chic – ribadiamo – altro che manifestazione per strumentalizzare le donne, altro che eroine snob della sinistra. 

 

Questa iniziativa è una cosa seria, trasversale alla politica e soprattutto molto sentita e  partecipata. Mica come il presidio organizzato dal Pdl davanti alla Procura Milanese, dove  quattro gatti inferociti sbraitavano al vento le loro deprecabili ipocrisie: dal  family day alla difesa del “bunga bunga”, che non guasta mai. E c’è da aggiungere che quando le donne si muovono non c’è politica che tenga, perchè dai palchi italiani sono in tantissime a pronunciarsi a prescindere dalla loro posizione sociale e all’appartenenza politica nella quale si riconoscono. Questo è semplicemente il mondo femminile, quello che ogni giorno  sopravvive senza abbassare la testa.    E non sono le solite comuniste sfegatate, o le femministe frustrate come qualcuno è già pronto a definire, ma questa iniziativa  supera quei luoghi comuni che lega la cricca dei prepotenti, di quelli che ormai hanno perso contatto con la realtà che li circonda. Nelle piazze italiane non si vedono bandiere di partiti, ma solo il tricolore accompagnato da tanti slogan contro chi ogni giorno sputa sentenze sulla Costituzione delegittimando  i valori  a cui si ispira, contro chi ha fatto diventare questa Italia una deprecabile fiction , o meglio  la barzelletta del pianeta, contro chi  dovrà rispondere responsabilmente sulla condizione di vergogna in cui il paese è sprofondato. Già se ne erano accorti da tempo  al di fuori dei nostri confini, ci avevano addirittura avvertito con segnali precisi, che  la stampa estera aveva diffuso in tempi non sospetti, nel tentativo di scuotere le coscienze, lanciando l’allarme generale. E oggi dalle piazze gremite all’inverosimile qualcosa sta veramente cambiando.

 

Foto di Aldo Feroce

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