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Berlusconi, un “clown” alla corte degli americani

ROMA – Si salvi chi può. La valanga che sta travolgendo il premier non si ferma  e solo un miracolo adesso potrà risollevarlo da quel poco di credibilità che gli resta.

E questo drammatico epilogo si sta consumando anche grazie alla gestione di una macchina politica in cui gli ingranaggi, tutti, si sono irrimediabilmente inceppati. Gli ultimi cable di Wikileaks, anticipati in esclusiva dal settimanale L’Espresso, sono un altro tassello ufficiale in questo mosaico terribilmente pianificato a tavolino, anche se non erano poi così inediti. Leggere nero su bianco le relazioni ufficiali inviate dall’ambasciatore americano in Italia Spogli al dipartimento di Stato  sulla politica estera del premier,  fa un certo effetto. Insomma l’immagine che il governo italiano trasmette oltreoceano non è certo dei migliori. Certo non che gli americani possano permettersi di erigersi sull’altare degli innocenti in questo quadro internazionale. Anzi, i fatti e le interpretazioni che affiorano dal sotto traccia di una diplomazia  costellata da sotterfugi, vari opportunismi di facciata, talvolta contrapposti tra loro dove gli interessi personalistici regnano incontrastati, la dicono lunga. Da un lato gli Usa con l’obiettivo di mantenere il controllo militare ed economico affinchè non muti  l’assetto geopolitico, tanto da farci tornare in mente il piano architettato durante la guerra fredda: “State Behind”. Dall’altro la minuziosa cura dei rapporti diplomatici per raggiungere tale scopo. Nel bel mezzo la nostra Italia, la portaerei strategica del vecchio continente, con un capo del governo definito un “clown” dagli alleati, al quale viene perfino fatto credere di essere un autorevole statista, almeno quando si tratta di raggiungere traguardi economici, politici e soprattutto militari favorevoli agli Usa.

Dall’allargamento della base Nato di Vicenza,  al coinvolgimento dei nostri militari nelle guerre medio orientali alla ricerca di presunti terroristi o di armi di distruzione di massa mai scovate o  al sostegno incondizionato per ritornare all’energia nucleare, tanto per fare uno sgarro al rivale Putin e di conseguenza indebolire l’accordo Gazprom raggiunto per trasportare dalla Russia il gas, nel cui business gli Usa non hanno nessun ritorno vantaggioso. Il resto è secondario, come lo sono gli scandali di palazzo,  dal caso Noemi a quello recente di Ruby passando per l’escort D’Addario, che a parte l’inevitabile caduta di etica istituzionale, agli americani interessano fino a un certo punto.

Le cose vanno diversamente in Italia, ma gli Usa devono portare a casa  risultati come in un match di football, costi quel che costi. Sanno benissimo che un’alternativa politica  c’è, ma è come non ci fosse.  Su questo non ci sono dubbi. In un cable risalente alla vigilia delle elezioni del 2008  gli Usa stilano addirittura una lista programmatica di 18 punti , che  – a loro avviso – sarebbe stata assecondata benissimo anche da un premier come Veltroni, il quale evidentemente da l’immagine di non avere più niente a che spartire con la sinistra.

Tuttavia con Berlusconi i tempi per raggiungere tali obiettivi si rivelano addirittura fulminei per gli Usa, a parte la mancata rottura dell’accordo energetico tra Eni e Gazprom, che rimane una spina sul fianco per l’amministrazione americana. Insomma il Cavaliere fa i suoi interessi personali, ma è  supino alle richieste Usa, e questo gli fa guadagnare qualche pacca sulla spalla, segnale di una stima ormai conquistata, ma solo apparentemente. Sì perchè dai cable di Wikileaks emerge tutt’altra cosa. Gli americani per le continue gaffe, il suo stile di vita discutibile, le sue battute fuori luogo lo battezzano come un “clown”. Un clown che, se tenuto a bada, può sempre servire, com’è già avvenuto. Insomma meglio far buon viso a cattivo gioco.

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