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Le Monde: le ambiguità di Roma verso Tripoli

ROMA – Dunque, oggi il sito di Le Monde lancia un bel sunto di come la stampa italiana ha raccontato l’atteggiamento a dir poco meschino del governo italiano, all’indomani di quel “genocidio” che le autorità libiche stanno tuttora perpetrando.

La domanda cardine è questa: “Questi legami (Italia-Libia) giustificano il silenzio delle autorità italiane di fronte al bagno di sangue di Bengasi e Tripoli?” Dal dibattito, descritto dal quotidiano francese,  emergerà chiaramente l’ulteriore prevedibile downgrade  della considerazione del nostro Paese all’estero.

L’analisi degli interessi italiani in Libia -firma Philippe Ridet- comprende alcuni passi dalle maggiori testate italiane: “La nostra discrezione ci allontana dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Germania, che hanno condannato il Colonnello” ( Corriere della Sera) , Repubblica: “L’Europa è restata fedele  ai suoi principi condannando la repressione e pronunciandosi in favore delle opposizioni in rivolta. Solo l’Italia di Berlusconi ha mancato all’appuntamento per un paese democratico. Se l’insurrezione libica affogherà nel sangue, il governo italiano avrà la sua parte di vergogna.” Altre le testate citate, c’è anche Il Giornale di Berlusconi: “Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese”.

Ieri B. ha rotto quel silenzio “assordante”  di cui La Stampa ha parlato oggi pubblicandone il comunicato: «Il presidente del Consiglio segue con estrema attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza». Il premier «è allarmato per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile. L’Unione Europea e la comunità internazionale dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece di una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l’integrità e stabilità del Paese e dell’intera regione».
Interessante, ma al cospetto del caimano baciamano a Gheddaffi, che circola da un paio di giorni sul web, tutto si polverizza.

Anche Frattini frettoloso, come un bambino ieri era corso dai giornalisti a “condannare” le violenze delle Libia contro i manifestanti, salvandosi in corner da quelle dichiarazioni mattutine di “non ingerenza nelle questione libiche” e del tassativo “non export italiano di democrazia”. Nel pomeriggio il segretario di Amnesty International scrive sempre a Berlusconi e per conoscenza a Frattini e Maroni: “Il governo italiano sospenda l’accordo sottoscritto con la Libia nel 2008 in tema di immigrazione”, ciò a causa delle violazioni dei diritti umani in atto. “L’organizzazione chiede di sospendere le operazioni congiunte con la polizia libica sul controllo dei flussi migratori”, scrive Repubblica. Ma La Russa tallona duro, a quanto risulta i nostri militari sono già in Libia, un contingente x, che stando a Frattini non dovrebbe importare democrazia. Quindi niente missione di pace: non vorremo che i Nostri siano stati scambiati per dei contractor: l’ Italia seriamente, è già coinvolta in Africom, un’accademia militare, sul modello “School of the Americas” di Panama. Ma noi non scherziamo, sono solo ambiguità.

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