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ROMA – Nel 2008 la rete francese TF1 trasmise in seconda serata “Ainsi va la vie”, documentario di Nicolas Baulieu sulla vita di Annie Girardot  e sulla degenerazione della sua malattia, l’Alzheimer,  che la stava privando inesorabilmente della memoria,  principale strumento di lavoro per un’attrice. Il documentario mostrava prima le immagini delle riprese di un film con Gérard Depardieu (Je préfère qu’on reste amis, 2005) quando nessuno sapeva e si poteva ridere di quelli che sembravano lapsus, poi il progressivo ricorso a una suggeritrice personale. 

Il tratto che emerge con  forza è  quello del lavoro che, per un’attrice impegnata nel cinema da oltre cinquant’anni, è  condizione per vivere. Oggi, a 79 anni, all’ospedale Parigino di Lariboisiere Annie Girardot si è spenta.
Nata a Parigi nel 1931 aveva cominciato a  recitare nel 1956,  nel film Treize à table, per il quale aveva vinto il Prix Suzanne Bianchetti.  Jean Cocteau la definì «il più bel temperamento drammatico del dopoguerra». Nel 1977 era stata insignita con il César Award come miglior attrice, per la sua interpretazione nel film Docteur Françoise Gailland.  Passerà alla storia del cinema nel 1960 con Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, nel ruolo di una prostituta sexy, passionale, imprevedibile e affascinante.  Rocco, era interpretato da Alain Delon e suo fratello maggiore Simone da Renato Salvatori, che poi divenne marito della Girardot.

Durante gli anni settanta partecipò a film come Les feux de la chandeleur, La Gifle e La Zizanie.  Grande successo di pubblico riscosse con “Morir d’amore”, ispirato alla storia vera di una professoressa trentatrenne innamoratasi, riamata, del suo allievo di sedici. Condannata a dodici mesi per circonvenzione di minorenne,  morirà suicida  in carcere.
Nel 2002 la Girardot ottenne il premio César per la migliore attrice non protagonista per il suo ruolo nel film La pianista di Michael Haneke, con il quale lavorerà ancora in Niente da nascondere nel 2005. Ultimi fuochi prima di eclissarsi nella malattia.

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