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Governo. Berlusconi si ispira a Prodi. Vuole più di cento posti nell’Esecutivo

Il Caimano deve pagare, oltre che gli affitti all’Olgettina, anche le cambiali firmate per acquistare i deputati dell’opposizione, che ora attendono famelici la spartizione del rancio loro promesso

ROMA – Vi ricordate le critiche dei gerarchi berlusconiani al governo Prodi? 102 persone, ministri, vice-ministri e sottosegretari. Altero Matteoli faceva lo spiritoso: “Prodi continua a stupire. Evidentemente il ciclista Prodi per pedalare ha ancora bisogno di molto fiato e quindi di altri sottosegretari” (non granché come battuta ma questo passa il convento nel centro-destra). Più assertivo l’attuale ministro per l’attuazione del programma Rotondi: “Ancora tre sottosegretari per Prodi: ha superato la carica dei 101… È un segno di debolezza del governo”.

Lo stesso Berlusconi ironizzò su un tale esercito di deleghe e auto blu. Ma ora deve aver cambiato idea, perché gli serve qualcuno che lo autorizzi a moltiplicare il pane (i ministeri) e i pesci (i sottosegretariati). Anzi, si è ispirato direttamente al suo predecessore quando ha bofonchiato “ma Prodi aveva più di cento persone, io sono fermo a 67!”. Come sempre, la doppia morale albeggia sfrontatamente nel centro-destra (ciò che fa il centro-sinistra è un danno per l’Italia a meno che non lo facciamo noi, che sappiamo tramutare il male in bene).

Certo, ora dopo la campagna acquisti alla Camera, i deputati “convinti” ad entrare in maggioranza vogliono passare alla cassa. E la fibrillazione comincia a sentirsi. Il premier ha bisogno di circa una quarantina di posti in più per onorare le cambiali firmate. Il gruppo dei “Responsabili”, una sorta di armata Brancaleone che, in confronto, quella storica di Monicelli sembra una ben organizzata squadra di rugby, è sul piede di guerra ed attende emettendo segnali di fumo. Lui, il premier feroce censore delle truppe prodiane a Palazzo Chigi, ha messo le mani avanti: “Si potrebbe arrivare senza problemi fino a quota 103, quanti erano i membri del governo Prodi”. Chissà se il facondo Rotondi scorgerà in ciò “un elemento di debolezza”.

Intanto si avranno notevoli spostamenti in alcuni dicasteri, tanto che il borsino dei candidati sembra in questi giorni completamente impazzito. Sandro Bondi ha annunciato, con un comunicato degno di un romanzo di Liala, di volersi dedicare alla famiglia e al lavoro parlamentare e quindi abbandonerà il ministero della cultura. Al suo posto si fa il nome dell’attuale portavoce Paolo Bonaiuti. L’attuale ministro delle politiche agricole Giancarlo Galan dovrebbe occupare il ministero delle politiche comunitarie (di cui era titolare il finiano Andrea Ronchi). L’ex Udc Saverio Romano, fulminato sulla via che porta ai “Responsabili”, dovrebbe occupare la poltrona delle politiche agricole ma qui già sorgono i primi problemi, perché la poltrona Bossi la vuole per il suo capogruppo al Senato Federico Bricolo. Aurelio Misiti, ex Mpa di Lombardo, potrebbe conquistare la poltrona di sottosegretario ai trasporti. Ma a pressare il premier ci sono altri famelici convitati: Domenico Scilipoti vorrebbe un sottosegretariato alla Salute, visto il suo mestiere di medico ginecologo, più o meno come Massimo Calearo, messo in lista da Veltroni per il Pd, che aspira allo Sviluppo economico. Ma la lista degli aspiranti sembra non avere fine: Michele Pisacane, ex Udc e fondatore dei Popolari d’Italia, Bruno Cesario, ex Pd e numerosi altri, tanto che il Cavaliere, vista la mala parata, ha deciso d rimandare tutto di qualche giorno (che, visti i precedenti, potrebbero diventare settimane). Ora come ora, se non si vuole superare la cifra di esponenti del governo Prodi (26 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari, per un totale di 102), ci sarebbero 38 caselle da riempire e che risultano insufficienti per coprire tutte le richieste che gli stanno piovendo addosso.

Ma subito dopo aver risolto questa grana, il premier dovrà affrontare quella delle nomine in alcuni fondamentali enti economici. A primavera, infatti, scadranno gli incarichi degli amministratori delegati di Enel, Eni, Finmeccanica, Poste, Terna, per i quali Bossi sta già affilando i rasoi. Berlusconi è riuscito a scongiurare le elezioni anticipate ma ora deve trovare il collante adatto per tenere insieme la sua armata Brancaleone. E non sarà facile.

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